True bike stories. Not serious

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Daniele Santini 2011
Daniele Santini 2011

DANSAN IL GENTILUOMO

Scrivere dev'essere una gioia, ma se muore un amico è giusto parlare per ricordarlo, anche se è appena successo e non ne hai nessuna voglia

Indice dei Contenuti

L’abbiamo saputo ieri sera. Siamo in contatto continuo con Massimo Di Trapani e Alessio Corradini. “Continuo” nei limiti del possibile: loro stanno scattando le foto all’Africa Eco Race e noi qua a casa vogliamo sapere come va, ma spesso sono senza campo o troppo impegnati per rispondere. Ovviamente vorremmo sentire solo cose belle, anche se sappiamo che laggiù si rischia parecchio. Ma si rischia sempre, quando si sale su una moto.
Fatto sta che Massimo alle 22 ci ha detto che è morto Daniele Santini.
NOOOO, Dansan. Che colpo. Ieri pomeriggio, in Marocco, diretto a Dakhla, ha tamponato un’auto e se n’è andato. Era da un paio d’anni che stava pianificando un viaggio in moto al seguito dell’Africa Eco Race, era un suo sogno e lo stava esaudendo. Di giorno guidava, di sera faceva videointerviste per Soloenduro.
L’unica consolazione è questa: era nel pieno delle forze, si stava godendo il viaggio della vita, era felice e, probabilmente, non si è neanche reso conto che se ne stava andando. Visto che tanto deve succedere, e che per molti è uno strazio di sofferenza e dolore, forse è questo il modo ideale, chi lo sa?

Non ricordo

Non ricordo quando l’ho conosciuto. Lo ricordo come uno dei presidenti del MC Ténéré Italia, come un ottimo fotografo, come un vero appassionato di viaggi avventurosi in moto, come un uomo affascinante, come una persona molto gentile, come un grandissimo esperto di navigazione e Dakar. Era di Villa d’Almé (BG), aveva 68 anni e lo percepivo come un fratello maggiore. Non ricordo quando l’ho conosciuto perché risale alla notte dei tempi in cui ho iniziato a frequentare il popolo delle Ténéré, oltre 20 anni fa, il che significa che li vedevo sia agli eventi organizzati da loro, sia a quelli altrui, tipo la SetteGuadi, la HAT, la Transitalia Marathon, la kNightmare Before Christmas, la Harditaroad Trento-Trieste e qualsiasi altro dove fosse bello girare con una Super Ténéré pistolata come la sua.
Non eravamo così amici da telefonarci dicendo “Oh, vieni a fare un giro?”. Lui aveva il suo gruppo e io il mio. Ma era sempre piacevole incontrarlo e chiacchierare.
Ora, per raccontarlo useremo tre metodi.

1. Le foto che gli abbiamo fatto

Le più vecchie si trovano in vecchi dvd che stanno marcendo e che il mio pc non riesce a leggere. Ma qualcuna di recente, nei miei hard disk, c’è.

Qua sta indossando uno stilosissimo antipioggia modello insaccato. Siamo nel 2011, in Slovenia, durante un devastante giro sociale del Moto Club Ténéré Italia.

Lo Scisma di Cepovan. Era maggio del 2011. Il venerdì facemmo il bagno al mare a Trieste. Il sabato c’erano 25 gradi e a guidare in fuoristrada faceva caldo.

La domenica non si capisce cosa successe, diluviava, c’erano appena 4 gradi, nessuno era preparato a un freddo simile, avevamo gli antipioggia ma serviva ben altro. Partimmo in un sacco, forse 60, restammo in 4, la gente si staccava come rami secchi. Nella foto in alto vediamo Dansan sullo sfondo che sta montando sulla sua Super Ténéré 1200. Il primo da sinistra è Alberto Pricoco, detto Coiffure dei Criceti, che oggi fa il tecnico federale.

Settembre 2011, Dansan carica il roadbook della terza edizione della HAT, che all’epoca si chiamava Hardalpitour ed era equivalente all’attuale Classic Sanremo-Sestriere. Uno come lui, che amava visceralmente la Dakar, apprezzava molto la formula della HAT.

Qui lo vediamo a sinistra, sempre alla partenza della Hardalpitour 2011, che si teneva nel parcheggio di un albergo di Priola. La cosa buffa è che il suo compagno di viaggio, che vediamo a destra, si chiama Massimo “Maci” Pirola, che è l’anagramma di Priola.

Harditaroad Trento-Trieste 2017. Manifestazione stupenda, 900 km di puro delirio. Anche qui: uno dei due organizzatori è venuto a mancare da poco. Dansan ha appena forato e, con flemma inglese, cambia la camera d’aria. Sono i primi chilometri, siamo a Malga Zolle (VI), è venerdì pomeriggio.

È qui che ho capito che Dansan era un Vero Uomo. Siamo ancora alla Trento-Trieste del 2017. La prima notte è passata, abbiamo visto l’alba dalla vetta del Monte Grappa, siamo a San Fermo di Feltre (BL) e lui ha forato per la seconda volta. E cosa fa? Ripara il danno con flemma inglese.

2. Le foto che faceva lui

In realtà le teneva per sé, non le dava a me. Ma una volta l’ha fatto: andò a scattare foto al Rally dei Faraoni del 2010 e mi spedì qualche scatto. Riguardarli adesso emoziona sia perché penso che sia un suo regalo e un suo ricordo, sia perché si vedono moto e piloti di 15 anni fa.

Marc Coma mentre prova il prototipo della KTM Rally, figlio dei nuovi regolamenti che imponevano un tetto di 450 cc alle moto ammesse alla Dakar. Questa venne fatta in fretta e furia, in sostanza era una 690 equipaggiata con il motore della SX450 da cross. Alle spalle di Coma si vede arrivare Francisco “Chaleco” Lopez.

Lopez era in sella all’Aprilia ufficiale, una delle moto che più ci ha fatto battere il cuore nelle gare a tappe. 10 mesi prima, con quella moto era arrivato terzo alla Dakar.

Joan Barreda ai tempi era ancora un privato e correva su una KTM 690 Rally.

Il pilota con il numero 125, in alto a destra, dovrebbe essere il professor Paolo Massari, di cui parliamo qui.

3. Le cose che ci scrivevamo

Nel 2025, come del resto quest’anno, mi ero divertito a pubblicare un resoconto giornaliero tappa per tappa della Dakar. Per lui seguirla minuto per minuto era quasi una professione, per cui, quando ha letto i miei post, mi ha aiutato a districarmi nei meandri di una gara difficilissima da seguire dal divano di casa. In pratica ci scrivevamo su Whatsapp i commenti sulla gara ed era diventata un’abitudine molto piacevole. Adesso che lui non c’è più, rileggere quello che ci scrivevamo mi fa impressione, per cui vorrei condividerlo.

Qua stiamo commentando la classifica a fine speciale.

Qua divagavamo. Le “teste di cazzo” erano i piloti dell’elicottero che avrebbero dovuto farmi fotografare un rally dall’alto e invece andarono a fare benzina da tutt’altra parte.

Qua la Dakar non c’entra nulla, ma è quello che ricordo con più piacere: i suoi consigli su come montare il parafango alto sulla Ténéré 700. Perché era veramente gentile, Dansan.

Che poi è successo veramente: Tom “Menodiciotto” Grazzini è venuto a casa mia, mi ha montato il parafango alto e io sono stato lì a guardarlo. Dei consigli di Dansan a riguardo ho parlato qui.

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10 risposte

    1. Stamattina sono rimasto sconvolto da questa notizia da presidente a presidente di MC Yamaha ci siamo confrontati spesso e abbiamo condiviso visone e gestione stavamo pensando ad un corso di navigazione da fare ai ns soci, a verona avevo saputo di questo suo viaggio e avevo in qualche modo condiviso questo suo progetto che portava idealmente all’apice un suo percorso professionale e di passione, il destino a volte è crudele ed è difficile pensare che non ci sarà più, unico pensiero “positivo” e’ che se n’è andato in sella alla sua tenere facendo quello che più amava 🙏🏻🙏🏻🙏🏻

      1. ci conoscevamo da tanti anni, pur non vedendoci spesso, ho ricevuto un messaggio alla 1,30 e non sono riuscito ad addormentarmi fino alle 3 ….

  1. Non ci sono parole, ci siamo incontrati a Tangeri al bivacco AER e salutati con uno sguardo tipo ‘anche tu qui !” ma troppo presi per fermarsi e scambiare due parole, sicuri che ci saremmo rivisti durante la gara.
    Sono quelle notizie che non vorresti mai sentire
    RIP

  2. È vero, nato in Africa tornato in Africa
    Ricordo le uscite le tante foto io lo chiamavo scherzosamente l orso brontolone
    Aveva 2 anni meno di me, c eravamo conosciuti ad un raduno tenere..io ero reduce da un incidente disastroso..mi trattava come una bimba piccola che va sempre rimproverata e consigliata….lapuzzola disobbediente.. aveva però un gran cuore
    Voglio ricordarlo felice mentre cavalcava lasua moto..sono sicura che non si è neanche accorto che dalla sabbia è passato a cavalcare le nubi…. buon viaggio Daniele.
    Mi hai lasciato foto bellissime e il ricordo di un gran tenerista

  3. Mario noi ci conosciamo da poco ma penso ci siamo sempre intravisto essendo insieme al gruppo di DANSAN con il club tenere Italia. Sapere all’ improvviso della sua scomparsa ieri sera per me è stato uno sciok tremendo, capisci noi eravamo sempre in contatto per gli eventi. Anni di amicizia, sono stato a casa sua, ed ora se ne va così. Forse era El modo, non lo so. Ma ci mancherà qua in questa terra. Grazie dell’ articolo.

  4. L’ho conosciuto e c’ho parlato solo una volta, eravamo a visitare la Rocca di San Leo, durante un raduno del Club Ténéré Italia, e mi sembrava avesse una pronuncia un pò strana.
    Chiesi ad un amico “chi è quello?”
    “È Dansan.”
    E pensai “ma guarda, c’è anche un giapponese!”.
    E questo vi fa capire quanto ero (e sono) scemo!
    Grazie Dansan per tutta la passione che hai infuso anche a caproni come me.

  5. Lo incontravo sempre in giro per l’Italia in moto, era sempre pieno di entusiasmo e di amici intorno.
    Mancherà a tanti.

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