True bike stories. Not serious

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True bike stories. Not serious

Aldo e Andy Winkler.
Aldo e Andy Winkler.

I WINKLER: QUANDO PADRE E FIGLIO SONO AMICI PER LA PELLE

Nel panorama dei rally emergono le figure di Aldo e Andy Winkler, uniti da una profonda passione per il fuoristrada, culminata nella sfida più estrema: la Dakar

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Che piacere quando incontri belle persone come loro due! Da malati della maratona africana degli anni ’80, che potevamo seguire soltanto la sera su Italia Uno e leggendo Motosprint, ricordiamo bene le peripezie di Aldo Winkler. Era un bravo crossista torinese che, quando si diede alla Dakar, si distingueva perché ogni anno partecipava con una moto diversa, “accrocchiata” in garage o quasi. Ma divenne famoso in tutto il mondo, durante l’edizione Dakar 1989, per essere rimasto tre giorni da solo nel deserto.

Era uscito leggermente fuori traccia, in questo punto. Per la legge di Murphy, fu lì che la sua moto si spense, per non ripartire più.

L’organizzazione era convinta che lui fosse ancora in gara e Beppe Gualini, che si era accorto della sua mancanza, impiegò parecchio tempo per convincerla a intervenire. Nel frattempo, Aldo era stato soccorso e nutrito da una famiglia tuareg, con la quale rimase qualche giorno. Si tratta di uno degli episodi più famosi della storia della Dakar.

Non per caso, la Honda XL 650LM di quella disavventura è stata esposta ad Eicma 2025: era una delle 30 moto dakariane della mostra Desert Queens.

Aldo Winkler, il dakariano con la Horizont nello zaino

Al di là di questa storia, che è sempre interessante sentirgli raccontare (e non la cambia di una virgola, non è come i pescatori che, ogni anno che passa, quel pesce diventa sempre più grosso), lui era già un dakariano che non si confondeva nella massa. Intanto, era uno dei migliori piloti privati e, tra il 1986 e il 1998, ha disputato ben 8 Dakar: 7 in moto e una in auto. Poi, come dicevamo, correva con moto artigianali, spesso pezzi unici: Honda XR 600R, Honda XL 600LM ex Team Ormeni, Gilera RC 600, Kawasaki KLX 650R, KTM LC4 660 Rally. Non erano esteticamente bellissime, ma erano funzionali e lui portò a termine quasi tutte le Dakar che ha affrontato.
Tanto vale farvi vedere quelle che siamo riusciti a fotografare, a casa sua, quasi venti anni fa.

Con la Honda XR 600R si piazza 17° alla Dakar del 1987.

Con la XR 600 aveva debuttato nel 1986, l’anno del prologo sotto la neve.

Fu un’edizione durissima: Aldo soffrì il freddo, il caldo, la fame, la sete, la mancanza di sonno, la fatica fisica e una sfilza infinita di cadute. Per fortuna che, almeno, la moto non fece altro che rompersi, sia a livello di ciclistica sia di motore, tanto che fu costretto a ritirarsi a pochissime tappe dalla fine, cosa che gli brucia ancora adesso.

Le cose andarono meglio nel 1987, come dimostrato da questo UomoMezzo di gruppo scattato all’arrivo a Dakar da Gigi Soldano, il grande maestro dei fotografi. Da sinistra: Edi Orioli (secondo assoluto), Beppe Gualini (20°), Franco Picco (quarto), Guido Maletti (12°) e Aldo Winkler (17°).

Con la Honda XL 650LM del Team Ormeni, la stessa con cui Edi Orioli era arrivato secondo nel 1987, Aldo corre le Dakar del 1988 e ’89. Si piazza 19° il primo anno, mentre il secondo è quello in cui si perde e resta per tre giorni disperso nel deserto. Quella era una gran moto, con soluzioni da mezzo ufficiale, ma aveva tre Dakar sulle spalle e ha reso il conto.

La storia di questa foto è stupenda: Claudio Terruzzi, pilota ufficiale Honda Italia, resta a secco con la sua NXR 780 proprio davanti al fotografo Gigi Soldano. Arriva Aldo Winkler, lui ha ancora benzina, ma come effettuare il travaso? Ci pensa Soldano, che ha con sé una bottiglia d’acqua e la regala ai due.

Nonostante la strizza presa nel 1989, Aldo partecipa alla Dakar in auto, come navigatore, nel ’90. Nel 1991 però torna in moto e si piazza al 33° posto con questa Gilera RC 600 dalle forme curiose, preparata dal Team Assomoto di Bruno Birbes e Silvio Fatichi. Aldo aveva fatto amicizia con Birbes nel corso della Dakar 1988, quando fecero diverse tappe insieme.

La Casa aveva debuttato ufficialmente l’anno prima e quelli dell’Assomoto sono stati i primi privati a correre con lei. Gli ultimi sono stati Marmiroli (Dakar 1994) e Chinaglia (Faraoni 2004).

La moto era stata soprannominata Scrivania per via del serbatoio, a cui nessun pilota del team voleva bene perché rendeva faticoso guidare in piedi e non faceva “sentire” l’avantreno. Ma il motore era affidabile e Aldo arrivò in fondo.

Con la Kawasaki KLX 650R ha ottenuto un bel 19° posto nel 1996. Era tornato a correre dopo cinque anni di astinenza e la moto era sempre opera del Team Assomoto.

Dakar 1996, guardate che spettacolo quel GPS, uno dei primi disponibili per i comuni mortali. Sembrava un registratore di cassa…

Era il suo mestiere l’altro motivo per cui lo consideravano un dakariano piuttosto originale, perché era l’importatore italiano di famosi marchi di fotocamere, Nikon in testa a tutti e questo lo si capiva dai loghi di sponsor anomali che tappezzavano le sue moto. È assai probabile che, in 47 anni di Dakar, sia stato l’unico pilota ad avere corso quella gara portandosi una fotocamera panoramica a pellicola nello zaino, nota come Horizont o Horizon a seconda delle annate. Andava messa sul cavalletto e, una volta fatto scattare l’otturatore, il suo obiettivo ruotava, per fare foto, appunto, panoramiche. E lui faceva questo mentre gareggiava alla Dakar! È il Numero Uno.

La Horizont che vedete sopra è stata prodotta fino al 1973, la Horizon a partire dal 1989. Lui ha raccontato che la usava durante la Dakar del 1989, quindi o aveva una vecchia Horizont, oppure una delle primissime Horizon, di pre produzione.

Nel 1998 Winkler corre la Dakar con una KTM 660 Rally e si piazza al 30° posto. La cosa che ci esalta è che lui fa ancora fuoristrada con una KTM 660 Rally, a distanza di 27 anni!

Eccolo, ad esempio, in un bosco poco lontano da Monteleone di Spoleto (PG), durante la Transitalia del 2024.

Andy Winkler, il predestinato

Nell’autunno del 2006 andammo a casa di Aldo, a Torino e gli facemmo uno strepitoso UomoMezzo con quattro delle sue moto dakariane, in un colpo solo.

Dovemmo metterle di chiappe, per farcele stare tutte.

Con lui c’era il figlio Andy, incuriosito dalla nostra presenza. Aveva 15 anni e ne dimostrava di meno, ma stava già ottenendo ottimi risultati nel minicross.

Questa foto padre-figlio è stata pubblicata su Motociclismo FUORIstrada del febbraio 2007.

Era accompagnata da un distico che, letto oggi, fa impressione. “Tuo figlio fa minicross, è anche bravo. E se domani volesse fare la Dakar?”. “Aspettiamo un po’tergiversa il papà premurosoi Rally sono roba per anziani. Bisogna avere testa. Meglio il cross, che non è pericoloso”.
Sappiamo com’è andata: Andy è diventato così bravo, da crossista, che una dozzina di anni fa è andato negli Usa a correre l’AMA Supercross, ma potrebbe dissentire su quel “non è pericoloso”, visto che ha dovuto smettere a causa degli infortuni.

Allora s’è buttato nel lavoro ed ha fondato, insieme a degli amici, Alpa Distribution, che importa in Italia marchi come Bell, Schuberth, Sena, Seven Fasthouse, Rebelhorn, Peak Design ed altri. Ma ha sempre avuto la Dakar in testa, per via dei racconti di Aldo.

Nel 2020, quando suo papà aveva già 62 anni e aveva un’anca sofferente di artrite (destino assicurato per chi ha fatto enduro per anni), dovendo stare a casa per colpa della pandemia da Covid-19 i due si misero a mettere a posto le foto delle otto Dakar disputate da Aldo.

Se disputi 8 Dakar e segni tutti i percorsi con il pennarello, su una mappa, viene fuori questo capolavoro, in concorrenza con le opere del Botticelli.

Così al figlio è venuta la scimmia:Perché non torni a fare la Dakar? Ci iscriviamo tutti e due, la facciamo insieme”. Aldo ovviamente ha risposto di no: l’età, il lavoro, l’anca dolorante… E altrettanto ovviamente i due si sono iscritti, però all’edizione 2022, per avere il tempo di allenarsi.

Winkler padre e figlio, insieme nel deserto

Si sono allenati partecipando a vari eventi come la Hat Extreme 2020, la Transitalia Marathon 2020, il Silk Way Rally 2021.

Alla Transitalia Marathon si notavano per le moto utilizzate: Aldo con la sua mitica KTM 660 e Andy con la Husqvarna 450 Rally di Maurizio Gerini del team Solarys. Qui sono a Todi, alla partenza della terza tappa.

Nel gennaio 2022, finalmente, la grande avventura, il ritorno alla Dakar 24 anni dopo l'ultima volta.

Nel gennaio 2022, finalmente, la grande avventura, il ritorno alla Dakar 24 anni dopo l’ultima volta.

Si corre in Arabia Saudita, le tappe sono più corte, i trasferimenti sono su asfalto, le speciali sono più tecniche, si arriva con la luce, si mangia bene, si riesce a dormire, ma è sempre durissima. Andy però è giovane e arriva dal supercross, per quelli come lui la versione attuale della Dakar non è così terribile come lo era per i crossisti che l’affrontavano negli anni ’80, quando era veramente una corsa al massacro. Ovviamente per Aldo, che ha 64 anni e non corre da anni, la gara è tosta, molto tosta.

Questa foto è straordinaria. Non è solo perché celebra un bellissimo rapporto tra padre e figlio, ma quello che ci racconta il volto devastato – ma soddisfatto – di Aldo è la storia di un dakariano che è sopravvissuto agli inferni delle gare anni ’80 e ’90, che ha visto cose che noi umani manco possiamo immaginare, che ha un’esperienza enorme e che eppure ha voluto ributtarsi nella mischia 24 anni dopo, per condividere queste cose con il figlio.

I due hanno fatto la gara insieme, ma Aldo nel corso della nona tappa è stato centrato da Tiziano Internò, con un tipico incidente da Dakar: per superare le dune occorre una certa velocità e, quando scollini, non sai mai cosa ci sia dall’altra parte. Aldo la stava tagliando in diagonale, l’altro l’aveva presa direttamente.
Dopo la caduta aveva un ematoma enorme su un fianco e vomitava, così ha deciso di non ripartire il giorno dopo.

Altra foto padre/figlio. Potrebbe essere quella in cui Andy sorregge Aldo dopo l’incidente.

Ma le Dakar moderne sono meno crudeli che in passato. Se ti ritiri in qualche tappa, ma riprendi più in là, resti in classifica, con pesanti forfettarie. In quella stessa Dakar Danilo Petrucci ha vinto una tappa dopo che si era ritirato in una delle precedenti… Alla fine, Andy si è classificato 97°, staccato di 23 ore dalla vetta e Aldo 118°, ma con un gap di ben 74 ore, per via della forfettaria.
Nel 2025, Andy è tornato alla Dakar da solo, nella categoria Original, la vecchia e gloriosa Malle Moto (dove i concorrenti non hanno assistenza e non possono ricevere aiuti) e, anche in questo caso, è arrivato in fondo, 42°. I confronti con Aldo, che alla sua età entrava nei primi 20, non hanno senso perché oggi le Dakar sono meno estreme e molta più gente riesce a finirle.
Aldo è sempre il “boss” della Nital ma, poiché gli smartphone stanno uccidendo le fotocamere e Nikon, inspiegabilmente, non ne produce, si sta occupando anche di prodotti più attuali, come i droni DJI e le action cam Insta360.

La voglia di scrivere questo articolo c’è venuta nel luglio del 2025, quando abbiamo intervistato i due Winkler nel corso di una trasmissione radio e ci siamo entusiasmati di fronte all’ennesima conferma del loro bel rapporto.

È una storia bellissima, perché i due sono dei rispettabili dakariani,  trasmettono la fantastica immagine di padre e figlio che vanno d’accordo, si divertono e, soprattutto, sono due signori.

 

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