Tra stati di allucinazione e stati di profondo benessere talvolta il confine è labile. È un quarto di secolo che identifico il secondo con il primo, quando su una moto dual o maxienduro mi appare a più riprese, a distanza di ore ma anche giorni di distanza, il cartello Volterra 35. Possibile che guido da così tanto e Volterra è sempre a 35 chilometri?

Ecco Volterra in una giornata in cui non dista 35 km.
È domenica, siamo in moto da giovedì, stiamo vivendo l’ingresso della Primavera in Toscana dove sono “di più” entrambe, la stagione e la regione. Più Primavera e più Toscana, un abbinamento che lascerebbe inebetiti anche senza andare in moto. Poi ci aggiungi quei panorami idilliaci, che attraversi un po’ con tante belle curve di asfalto e un po’ con degli sterrati che non hanno bisogno neanche dello pneumatico tassellato. Non sono molti i posti in Italia dove puoi girare per più di mille chilometri su fondi naturali senza montare gomme specialistiche da fuoristrada. E ci aggiungi ancora quel tanto di arte, di storia, di natura da vedere e che ritrovi a tavola, tra vini, oli, piatti famosi, da girare il manubrio verso casa alla fine della gita sempre a malincuore.
Il percorso va tracciato al sole
In realtà fa freschino, forse pioverà (alla fine non succederà) e io sono felicemente imbiancato di polvere perché l’inverno è sì stato piovosissimo, ma qui basta poco perché il terreno asciughi quando è esposto ad aria e sole. L’abilità è prepararsi un percorso che rispetti questa regola.

Ci devi mettere anche qualche bel viale di cipressi, come questo che passa nelle vigne dove, a Castelgiocondo, fanno il Brunello.

…ma ci stanno anche le viste su palazzi, magioni, abbazie che sembrano finte per quanto sono come uno se le ricorda dai libri (questa è Badia a Monastero, SI).
Questo tour è riservato ai soci del mio motoclub, il Roma e l’avevo pensato, nelle irrequiete giornate invernali passate a guardare fuori alla finestra, come una ambiziosa smanettata che parte da Roma, risale la Toscana, ancora verso il confine emiliano romagnolo e quindi verso est, dove le Foreste Casentinesi parlano un po’ romagnolo, un po’ toscano e scivolano nelle Marche, per poi ridiscendere fino all’Abruzzo e riattraversare l’Italia dove è più stretta, di nuovo verso Roma. L’ho chiamata “Oltre il GRA”, il Grande Raccordo Anulare di Roma. Mi è sembrato adatto a quell’ironia e al sarcasmo che identifica il romano in mezzo agli altri popoli italici.
Era ancora troppo inverno
Ma sulla data fissata nel fitto calendario sociale ho avuto subito enormi perplessità, troppo presto! Infatti i report che giungono da est non sono confortanti, i passaggi più belli non sono praticabili a fine inverno, in più tutte le sistemazioni per la notte utili lungo il percorso o sono ancora chiuse o non c’è capienza per un gruppo che si forma subito molto, quasi troppo numeroso, con praticamente nessuna defezione man mano che si avvicina la partenza.

L’età media dei partecipanti non è bassissima e il più anziano potrebbe essere Lallo Babusci, che ha passato gli 80 ma fa ancora enduro.
Riformulo la gita con una impostazione ben più turistica, un percorso a prova di maltempo e di moto maxienduro come scelte da molti partecipanti. Taglio drastico di un giorno e di tutta la parte dalla Romagna in poi. L’idea sarà di riproporla più avanti magari sotto forma di una no-stop in risalita dall’Abruzzo…

Compresi i trasferimenti da e per Roma, fanno circa 1.300 km in quattro giorni, con un gruppo bello nutrito: non è facile macinare km quando si è in tanti.
Un puntello in quota, da raggiungere di sera
Così eccoci giovedì sera sull’Amiata. Si arriva con gruppi e tempi diversi, in comune la sensazione di freddo che ci accompagnerà nei tre giorni seguenti. L’Hotel Le Macinaie è campione di accoglienza e offre al motociclista l’attenzione che solo altri motociclisti, quali sono i gestori, possono offrire. La cena so già che sarà ottima, il vino è prodotto da loro stessi, si va a dormire con le ossa riscaldate ed asciugate.

Ha sempre il suo fascino mettere un puntello in un albergo di montagna. Le Macinaie, a quota 1.360 m, è una delle due stazioni sciistiche del Monte Amiata, dove le piste scendono da quota 1.720 m. Come si vede, il parco moto è eterogeneo, con monocilindriche tassellate e bicilindriche con gomme stradali.

Sole pallido ma meglio di niente al venerdì mattina. Prima un rapido tour con i primi sterrati per un assaggio di Val d’Orcia, Patrimonio UNESCO, sorvolando sulla visita a Montalcino, dove è giorno di mercato, ma non sui sugli imperdibili panorami che l’hanno resa famosa.
Taglio anche l’abituale sosta all’abbazia di S. Antimo (Castelnuovo dell’Abate), da quando non si è più accolti nella fitta penombra all’interno della struttura romanica dai canti gregoriani il fascino è ben minore. Insomma, voglio arrivare in orario alla colazione nella tenuta di Castelgiocondo dove nascono diverse etichette di vini eccellenti, non solo Brunello.

Castelgiocondo è un borgo fortificato che risale al 1100, quando era necessario controllare le vie di accesso a Siena.

La roccaforte si trova al centro di un’immensa tenuta privata, che appartiene alla famiglia Frescobaldi. Nel 2019 la Transitalia Marathon ha avuto i permessi per passare di qui e per attraversarla tutta c’era uno sterrato di ben 11 km.

Sull’etichetta delle bottiglie di Brunello, che è prodotto qui da oltre due secoli, c’è la riproduzione di un affresco di Simone Martini, in cui si vede Guidoriccio da Fogliano, comandante delle truppe di Siena, mentre attacca il castello di Montemassi.
La famiglia Frescobaldi, oltre che da esperti produttori di vini e oli, è composta anche da appassionati motociclisti, un motivo in più per “frequentare” lo splendido borgo medioevale dove si arriva e si riparte in pieno percorso da Eroica, la famosa manifestazione ciclistica.

Il gruppo a Castelgiocondo.
Sosta alla Colonna del Grillo, crocevia ideale per il ristoro on the road, e via verso le foto da album dei ricordi passando oltre Siena, all’Abbazia di San Salvatore a Fontebona, ovvero Badia a Monastero, alla quale si arriva solo in sterrato.

Luogo complesso da spiegare: è un‘abbazia fondata nell’867 da una coppia di nobili dai nomi assurdi, Wuiginisio e Richilde, e ha avuto una storia tormentata, essendo un luogo appetito da molti.

Pochi km più in là, a Villa Arceno, si trova uno scenografico viale di cipressi, molto famoso, dove nessuno evita di fare una foto o un video. Per non parlare del Castello di Brolio, uno dei luoghi più celebri tra quelli toccati dall’Eroica.
Dal Chianti ai Calanchi
Gli sterrati nel Chianti sono spesso vere e proprie strade provinciali, solo più polverose, e sono anche il modo migliore per avvicinarsi a Firenze, dove oggi bisogna tralasciare la veduta impagabile da Piazzale Michelangelo per fare una tirata di 160 km fino a Castel San Pietro Terme e non arrivare a notte fonda al Villaggio della Salute, destinazione superstite della impostazione del tour che comprendeva anche Marche ed Abruzzo.

Il menù del sabato prevede, tanto per cominciare, il ferro di cavallo di 24 km dei Calanchi di Fiagnano, poco oltre Castel San Pietro Terme (BO).

Dopo la prima tappa il gruppo è ancora bello folto.

Non solo monocilindriche vs bicilindriche, ma anche moto di ere diverse.

Divagazione culturale: nel gruppo ci sono diverse BMW G/S o GS a due valvole per cilindro.

Questi se la godono in coppia.

Questo però è un pezzo raro: dopo che le 2 valvole erano state messe in pensione dalle 4 (a iniziare dalla R 1100 GS), nel 1997 BMW presentò una versione limitata a 3.000 esemplari della vecchia R 80 GS con il paralever, disponibile con serbatoio da 16 litri (Basic) o da 32 (Kalahari). Ed ecco qui sopra una Kalahari. Beato lui.
Segue la scalata del Passo della Raticosa per riportarsi al di qua degli Appennini (di sabato affollato come un raduno di successo) o via asfalto o sterrato per il percorso della via Flaminia Minor o Militaris. Era questo il camminamento che si riteneva fosse usato dall’esercito romano per raggiungere la Pianura Padana sulla direttrice Arezzo – Claterna, prima accampamento militare e poi città di rilevanza perfino maggiore rispetto a Bologna (si trovava tra questa e Imola). Ma per par condicio non dovrebbe mancare la visita anche al tratto della Via degli Dei, che oggi è un bellissimo percorso turistico da compiere a piedi o in mtb tra Firenze e Bologna, a Piani di Balestra sopra Castel dell’Alpi. Si potrebbe tornare in Toscana tramite tortuosi e divertenti tornanti di montagna, oppure un percorso fuoristrada non sempre agevole con l’umido, ma l’orologio e le giornate ancora senza supporto di ora legale consigliano fortemente l’uso della A1.
Non c’è disdoro, non c’è vergogna se l’autostrada prender bisogna.
Il guasto: tocca proprio alla Kalahari
Siamo allo svincolo S. Donato sulla superstrada tra Firenze e Siena quando il rumore che viene dal cambio di quella rara BMW è talmente allarmante da imporre un intervento immediato.

L’ex pilota Marco degli Esposti è il meccanico ufficiale del MC Roma, ma in questo caso ci mette le mani anche Carlo Fiorani, il Presidente del motoclub in persona.

Carlo Fiorani e Ugo Passerini, lo storico giornalista autore di questo pezzo, sono amici per la pelle da 45 anni. Lo si capisce dal fatto che, con il casco in testa e la visiera alzata, sono identici.
Abbiamo iniziato nel 1985 come RallyRaidPromotion, organizzavamo tour di turismo fuoristrada come quelli che oggi si chiamano adventouring. Dopo studi di medicina, utili per viaggiare in Africa (è in grado, per esempio, di ridurre le lussazioni), Carlo ha aperto un’officina specializzata in moto inglesi e italiane. Poi è entrato in Honda Italia come ufficio stampa. Quindi è andato in Ferrari per l’ufficio stampa degli USA. È rientrato in Honda, Honda Corporation, e ha seguito l’attività sportiva dell’HRC come manager. Inoltre è un solido e veloce endurista noto per il suo caratteristico stile a “gatto di piombo”. Ci vorrebbe un servizio a parte. E comunque la Kalahari proseguirà fino a casa…
Poggio della Pieve, una scelta di vita
Il fuoristrada direzione ovest verso l’ultima serata da passare insieme, prevede un primo tratto con qualche passaggio più stretto, talvolta sembra che entri dentro l’aia di qualche casolare, per poi ritrovare gli ampi panorami toscani.

L’arrivo al Casale Casalini del 1720 con il crepuscolo è quanto mai gratificante.
Qui si trova l’agriturismo Poggio della Pieve di Dario Fortini, che viveva in provincia di Cremona e faceva tutt’altro, ma come scelta di vita è venuto qui, alle porte di Livorno (ma in provincia di Pisa) per aprire un esercizio dedicato agli enduristi. È, notoriamente, un ospite perfetto anche perché da fuoristradista conosce gusti ed esigenze del motociclista da sterro che fa base nella sua curatissima struttura a Pieve di Santa Luce.

Appena arrivati da Dario ci scappa il brindisi.

Marco Degli Esposti, dalla pista alla letteratura: la poesia che sta leggendo pubblicamente è sua. Alla sua sinistra c’è Dario Fortini, alla sua destra Ugo Passerini.
Non è una gita se la gente non se ne va prima
La domenica mattina iniziano le defezioni, con chi prende direttamente la strada di casa e chi inizia a stabilire mete intermedie prima dei saluti, ed è un peccato perché è Dario in persona a guidarci tra campagne e boschi.

E lo fa con questa signora motoretta! Una Yamaha Ténéré modificata pesantemente, per fare del fuoristrada come si deve.
Dario ci porta fino a Lajatico (PI), non solo per la sosta caffè in piazza, ma perché la vista del Teatro del Silenzio, dove il cantante lirico Andrea Bocelli si esibisce ogni anno, è sempre un’emozione immensa.

Nel 2006 Bocelli, che è nato qui vicino (a La Sterza, nel ’58), ha scelto la collina che si vede là in fondo per trasformarla in un anfiteatro dove organizzare uno spettacolo teatrale all’anno. E nel resto del tempo? Il Silenzio!
Ritrovatemi la targa!
Dopo le immancabili foto sull’infinita scenografia della vallata, si fa rotta verso le Colline Metallifere. Lo scollinamento più a ovest del tour regala la vista sul mare.
Comunicazione di servizio. Se ripassate per la zona della Val di Lopia e trovate una targa FB XYZ… è la mia. 250 euro per rifare un pezzo di plastica che ho solo perso ma era già mio, lo avevo già pagato, è seccante. E non si può fare diversamente.
Il panino della domenica è al Circolo ARCI di Micciano, ai bordi del Parco di Monterufoli Caselli, dove torneremo per un pranzo completo a ritrovare un rapporto qualità/quantità/prezzo d’altri tempi.

Ed è già paesaggio da geotermia, con i caratteristici tuboni che percorrono il territorio e danno alla natura un tocco di scenografia di film di fantascienza anni ’60.
Dopo Monterotondo Marittimo il programma prevede di raggiungere l’Abbazia di S. Galgano con la spada nella roccia all’interno della Chiesa di Montesiepi, e un ultimo tratto di fuoristrada nel grossetano verso casa, ma è una storia che racconteremo un’altra volta…
2 risposte
Avevo sentito parlare del…DIRETTORE dai maturi del Moto Club Roma ma non lo conoscevo di persona, un giorno la mia passione per la motocicletta mi ha voluto fare un regalo e me lo hanno presentato.
È nata una strana amicizia, lui persona misurata, tono di voce basso ed io il contrario poi, in alcune gite in moto ci siamo ritrovati a condividere la camera e qui la stranezza, confidenze come se ci conoscessimo da decenni.
Il DIRETTORE oggi lo chiamo Ugo, lo considero un amico da ascoltare, lui mi riporta alla mente sogni ed emozioni che appartengono alla mia adolescenza, al sogno di possedere una moto, di vivere quella passione per la motocicletta che lui e Carlo Fiorani hanno saputo trasformare in mestiere.
Oggi leggo questo racconto di Ugo, del viaggio che ci ha organizzato ed è subito emozione, lui parla ed io guido sui suoi racconti.
Sempre superlativi