True bike stories. Not serious

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IN MOTO CON LA TENDA: SUA MAESTÀ “IL TRITTICO”

Parliamo di ciò che è strettamente necessario per campeggiare: tenda, sacco a pelo e materassino. Esistono varie scuole di pensiero, ma poi i prodotti davvero performanti sono pochi

Indice dei Contenuti

Ci domandiamo spesso se, per campeggiare in inverno, sia necessario avere il trittico tenda-sacco a pelo-materassino. La tenda ripara da pioggia, neve, vento, insetti (in inverno? Anche no) e furti facili; il sacco a pelo fa stare caldi; il materassino dà comfort e isola dal terreno freddo. In inverno si può rinunciare a uno dei tre? Mah, preferiremmo di no. Tutto il resto è un di più.

La tenda: la soluzione “totale”

Per indicare quale sia la tenda ideale per un viaggio in moto con temperature notturne ancora fredde, come adesso in aprile, forse non basterebbe un libro di 500 pagine. In giro ci sono miliardi di configurazioni, marche e modelli.
Per non essere eccessivamente prolisso, racconterò soltanto che tenda uso io, perché è quella che considero l’ideale, considerando tutti i miei punti di vista. Il che non significa che sia l’ideale anche per voi, ci mancherebbe.

Si chiama Force 2 e la produce Ferrino. Non so perché, non esistono molte tende che abbiano i suoi stessi requisiti.

Per dormire da solo mi serve una tenda a due posti e con due absidi: così posso mettere i vestiti accanto a me e la tripetta casco/stivali/borsa a rullo posteriore negli absidi. Se girassimo in due, vorrei la stessa tenda ma a tre posti.
Vorrei che il telo interno e quello esterno fossero attaccati insieme e non separati, quindi con la paleria che sovrasta entrambi.

Questo perché così posso montarla in fretta: inizio lanciandola, in modo che si apra in volo.

Poi monto i pali, che preferisco siano in alluminio e non in fibra di vetro. Siccome confondevo i punti di ancoraggio, li ho segnati 1-1, 2-2 e 3-3 con un pennarello indelebile, uno di quelli cui è bello annusare la punta.

A quel punto basta alzare la tenda e appenderla con i suoi ganci ai pali. Quasi tutte le tende con la paleria esterna hanno questa che si collega tramite tasche e non gancetti: ci si mette più tempo, quindi non le voglio, anche se sono conscio che quel sistema le rende più resistenti al vento.

Ecco, la mia casetta è pronta. Una tenda così, con i due teli collegati direttamente tra loro e la paleria esterna, ha il pregio che l’interno non si bagna mentre la monti. Però non puoi togliere il telo esterno durante le afose notti estive. Si rimedia usando i due ingressi solo come zanzariera, facendo passare la brezza.

La mia tenda sta in piedi da sola, ma ha sei punti di ancoraggio per i picchetti, che sono presenti nella confezione e ancorano la tenda al suolo quando il vento è forte e la farebbe rotolare via. Tuttavia, se dovessi trovare neve alta o terreno molle userei questi mostruosi picchettoni simili a scimitarre. In foto si vedono anche il martello, la pila frontale e il “lampadario” da appendere al soffitto della tenda.

Esistono tende più rapide da montare? Sì, quelle automatiche, divise tra “pop up” (i dischi che si aprono in volo) e “a ombrello” (che si aprono, appunto, come un ombrello!). Sono molto attratto da queste, in effetti in passato ho acquistato una pop up e quattro a ombrello, sono fantastiche da montare ma, al di là del fatto che ciascuna di loro presentava dei difetti gravi, una volta chiuse pesavano e ingombravano molto più rispetto a questa Ferrino Force 2, che pesa 2,6 kg e si infila facilmente in tutte le borse.

La questione degli ingombri da chiusa è importante, quando devi caricare la tenda sulla moto.

A sinistra c’è la mia amata Ferrino Force2: due posti, 2,6 kg e un ingombro ideale per qualsiasi borsa. Subito dopo vediamo due monoposto di Ferrino e Bertoni pesanti 1,6 e 1,9 kg, ancora più piccole. Poi c’è la Ferrino-Spidi studiata apposta per i motociclisti, tre posti più camera di stivaggio dei vestiti da moto: 4 kg e dimensioni più importanti. La più grossa, al centro, è una Solbei automatica a ombrello da tre posti: fantastica da montare e smontare, ma chiusa è enorme e pesa ben 4,5 kg. L’altra enorme, bianca e azzurra, è una Decathlon automatica a doppio ombrello biposto da 4,7 kg: la più veloce nella somma monta-smonta-riponi nella sacca, ma davvero troppo pesante per avere solo due posti. Si vedono poi una Ferrino invernale a due posti e mezzo, poco ingombrante ma pesante 3,5 kg per via dei materiali robusti e poi la Decathlon automatica pop up a un posto e mezzo da 2,6 kg, che è la più scomoda da caricare su una moto (ma si riesce comunque).

Una volta avevo la tenda invernale e la tenda estiva, poi ho visto che con le tende estive si possono affrontare senza problemi gli inverni sulle Alpi italiane (se sei messo bene come sacco a pelo e materassino), quindi questa Force 2 la uso tutto l’anno.

Le tende invernali hanno le falde del telo esterno che scendono fino a terra, per non fare entrare l’aria e trattenere il calore. Tessuti e pali sono robusti, per resistere al vento e a tante ore di pioggia battente. Molte hanno strutture geodetiche per resistere alle raffiche. Però d’estate sono troppo calde. La mia d’estate è fresca, perché ha due ingressi opposti che possono essere chiusi solo con le zanzariere e questo fa sì che si crei una piacevole corrente. Ma finora ha anche resistito alle piogge, alle nevicate e a venti belli forti, per cui la uso 12 mesi all’anno.
Non ha difetti? Beh, almeno uno ce l’ha: costa parecchio. 390 euro, anche se online la si trova a 250.

Il materassino: a caccia di isolamento termico e comfort

Chi è alle prime armi non prende mai troppo sul serio il materassino. In effetti, in estate van bene tutti.
Quando ho iniziato, negli anni ’80, sostanzialmente ce n’erano di tre tipi: quelli da mare, che erano comodi, costavano pochissimo ma non isolavano dal freddo; quelli di gomma, che non costavano niente, ma ingombravano, facevano sentire tutti i sassi e isolavano poco dal freddo; e le brandine smontabili, che erano comode ma pesavano e ingombravano da chiuse. Io ho iniziato con queste, per poi passare ai materassini di gomma e, nonostante avessi 20 anni, dormire in tenda era stressante.
Se il materassino non isola termicamente dal terreno, avere una tenda invernale e un sacco a pelo in piuma da due chili non servirà a nulla: morirai di freddo lo stesso.
La rivoluzione è arrivata con il Therm-a-Rest® di Cascade Designs, un’azienda di Seattle (USA) fondata da tre ingegneri aerospaziali della Boeing, che avevano perso il lavoro, erano appassionati di montagna e volevano qualcosa di comodo per dormire in tenda.

Hanno così inventato un materassino a celle (necessarie per non far passare il freddo), aperte, con una schiuma interna che era in grado di aspirare l’aria.

Il materassino, in teoria, si gonfiava da solo. Ma la vera innovazione è che questo coso era comodo anche sui sassi e isolava persino dalla neve, senza bisogno di mettere la paglia sotto. Creato nel 1970, brevettato nel ’75, è arrivato in Europa solo nel 1985 ed ha “cambiato la vita” di molti campeggiatori, me compreso.
Mi sono comprato un Therm-a-Rest® Prolite, il più sottile e leggero della gamma, che aveva un potere isolante dal freddo del terreno (R-Value) pari a 3, quando quello dei materassini di gomma è inferiore a 2. Con un R-Value di 3 potevo dormire sulla neve, senza paglia, senza sentire freddo e, con 2,5 cm di spessore, non sentivo i sassi. Da chiuso, ingombrava poco e pesava solo 7 etti nella versione Large. Ero felice, non potevo desiderare niente di meglio. Eppure qualcosa di meglio stava arrivando e non solo perché la concorrenza si era messa a realizzare prodotti simili, per di più a prezzi inferiori.
Nel 2009, Cascade Designs ha presentato il NeoAir®, un altro genere di materassino, a celle chiuse di forma triangolare, senza schiuma, non più autogonfiante ma con un rapporto impressionante tra spessore da gonfio, ingombro da chiuso e potere isolante dal terreno. Mi sono comprato il Quattro Stagioni: pesava come il Prolite, ma era spesso 6,5 cm e aveva un R-Value di 4,7; da chiuso ingombrava meno del precedente. Un paio tra i miei amici hanno preso quello invernale, con R-Value da 7,3 che promette di non far passare il freddo dal terreno nemmeno a quaranta gradi sotto lo zero. Prezzi altissimi (lo pagai 180 euro) ma ne è valsa la pena: sto usando il mio NeoAir® da 13 anni, non si è mai rotto e ogni volta mi sembra di dormire sul materasso di casa mia. C’è solo una grossa differenza, in peggio: quando mi giro, fa un rumore tipo carta accartocciata che non è il massimo, se non sei da solo.

Ma son passati 13 anni e così, per questo servizio, abbiamo chiesto l’ultima evoluzione del NeoAir®, che si chiama XLite NXT e che è meglio in tutto: nella versione large è spesso 7,6 cm, pesa meno di mezzo etto, non fa più rumore quando ti giri, ha un R-Value di 4,5 e, da chiuso, ha lo stesso ingombro di una borraccia.

Costa sempre tanto: 285 euro, anche se online lo si trova a 215. Questo prezzo è giustificato perché è comodissimo, caldo, leggerissimo, quasi tascabile e affidabile, ma per meno di 100 euro si trovano materassini di altre marche che sono altrettanto comodi e isolano anche loro dal freddo, però pesano intorno al chilo e da chiusi ingombrano di più. Ma sono ottime scelte anche loro.

Una novità arrivata nel 2020 è la valvola rapida WingLock: ruotando la leva di 90° si passa dalla modalità gonfiaggio a quella sgonfiaggio. La Casa consiglia di usare il sacco pompa che si trova dentro la confezione.

Si collega il sacco alla valvola WingLock, lo si riempie d’aria, lo si chiude e lo si comprime: è il sacco pompa.

In realtà il NeoAir® lo si può gonfiare benissimo a bocca, ma col sacco pompa si evita di immettere aria umida nel materassino. Confesso che io mi stufo di usare il sacco (ci si mette un po’) e gli inverni alpini italiani non sono così terribili, se dentro il materassino hai soffiato aria umida.

In realtà io mi stufo pure di gonfiarlo a bocca, così uso le pompe elettriche.

Sono piccolissime. A sinistra c’è la Therm-a-Rest® NeoAir® di 12 anni fa, che agganciava perfettamente la valvola e funzionava con normali pile AAA, ma era delicata e molto lenta, dato che impiegava circa un quarto d’ora. La sua erede costa 52 euro e dichiara 3 minuti.
Al centro c’è la Iyes.top Design da 25 euro, mentre quella arancione è la Flextailgear da 38 euro. Queste due sono ricaricabili e sono dei missili: se si riesce a collegare bene il beccuccio impiegano 25 secondi.

Il sacco a pelo: attenzione alle piume

Anche su questo argomento si potrebbe scrivere un libro leggermente più lungo della Divina Commedia. Il mio primo sacco a pelo invernale, negli anni ’80, è stato uno a mummia, militare, imbottito di lana, pesante 3 kg, che si arrotolava ma non si comprimeva. Era un macigno grosso come un televisore con tubo catodico e me lo portavo pure in bicicletta, quindi rappresentava un problema. Di buono c’è che era caldissimo e che lo avevo pagato appena 30.000 lire, in un negozio di Milano chiamato Tutto per operai che esiste ancora oggi (si trova sui Navigli).

Negli anni ’90 sono arrivati dei sacchi in piumino dalla Cina, di colore rosa, che pesavano 1,4 kg, costavano intorno alle 50.000 lire ed erano molto facili da trasportare.

Così ne comprai uno ma, al mio primo Elefantentreffen, con una minima di -17°, morii di freddo e così decisi che valeva la pena spendere un capitale per un ordigno superperformante. Scelsi un Salewa da 450.000 lire perché c’era scritto che la temperatura estrema dichiarata era di -27°. Era pieno di piume d’oca e pesava 1,6 kg.
All’epoca non sapevo che esistesse un criterio internazionale che indicava quanto tenesse caldo un sacco a pelo.

Questo si trova sul sito della Ferrino. Non sapevo che, per Estrema, si intendesse la temperatura oltre la quale si schiatta. Quella che avrei dovuto guardare è la Limite, che ti dice fin dove riesci a dormire senza sentire freddo. E il Salewa che avevo appena comprato segnava -12° di Limite.

Per cui succedeva che tutte le volte che la temperatura andava sotto i -15° io sentissi freddo, anche dentro la tenda.

Nel frattempo l’euro ha preso il posto della lira e io ho capito che, per stare bene, mi serviva un sacco a pelo con Limite intorno a -20°: ma si trattava di bestioni di piume d’oca da 2 kg e 1000 euro.
Poi, nel 2011, io e i compagni di merende scoprimmo che la Bertoni aveva messo in commercio un sacco a pelo mostruoso, in piumino, pesante ben 2,3 kg che prometteva una temperatura Limite intorno ai -20° e una estrema di -36°. La cosa incredibile è che costava 180 euro, pur promettendo le stesse prestazioni di quelli da 1000. Allora andammo in massa a comprarlo, solo che lo trovammo scontato a 130 euro. Essendo convinti di doverlo pagare 180 euro, facemmo una scenata al signor Bertoni e gli devastammo il negozio. No, dai, sto scherzando, fummo felicissimi di pagarlo ancora meno del previsto. Era caldissimo, solo che una volta messo nella sua sacca era veramente difficile trovargli del posto nelle borse.

Tre sacchi in piuma: a sinistra un Camp estivo da 400 g, al centro il Salewa invernale da 1,6 kg e a destra il Bertoni invernale da 2,3 kg. Già quello al centro riempie le borse, immaginate il Bertoni!

Ma perché il Bertoni costava così poco e quali sono i criteri per comprare un sacco a pelo invernale?
La prima cosa da scegliere è l’imbottitura: l’alternativa al piumino è la fibra cava sintetica, che ha il pregio di reggere meglio l’umidità e ha anche quello di lasciare in pace le povere oche. Il grosso difetto è che, a parità di calore con il piumino, i sacchi sintetici sono molto più grandi e pesanti, cosa che in moto è una pecca piuttosto grave.
Quelli in piumino, poi, non sono tutti uguali. Le piume migliori sono quelle sul petto delle oche, piccole e morbide. Se le prendi da altre parti, sono più grandi e dure e hanno minore potere calorico. Ci sono sacchi a pelo che sono riempiti con piume di anatra, considerate generalmente meno performanti. Ma è anche una questione di sfumature: ho sentito dire meraviglie delle piume del petto di certe anatre polacche.
Una cosa strana è che più le piume sono piccole, morbide e calde, più basso sarà il peso, ma il sacco a pelo sarà meno comprimibile. Per cui esiste un’unità di misura del potere di riempimento della piuma, ovvero del rapporto tra il volume dell’imbottitura e il suo peso. Si indica in Cuin, acronimo che starebbe per Cubic Inches (per oncia). Il top è 1000, ma già 700 è un piumino di alta qualità.
Ero curioso, così sono andato a sfilare dalle cuciture le piume contenute nel mitico Bertoni pagato 130 euro, nel vecchio Salewa da 1,6 kg e 700 Cuin e anche quelle di una sorta di Rolls-Royce dei sacchi a pelo, il polacco Cumulus da ben 850 Cuin.

La piuma piccolissima a sinistra arriva dal Cumulus, quella enorme a destra dal Bertoni e le due in mezzo dal Salewa. Questo, al di là del brand che ha la sua parte, spiega le differenze di prezzo.

Ho scoperto l’esistenza del Cumulus da un amico perverso, che si è comportato con me come Lucignolo con Pinocchio. Avevo fatto dei ragionamenti: “Il Bertoni è enorme. Gli inverni sono sempre meno freddi. Sarei curioso di prendere un sacco a pelo più piccolo e leggero, ma con piume al top, da almeno 800 Cuin”.
L’amico mi ha suggerito il sito della Cumulus e mi ha pure detto “Se per caso ne vuoi comprare uno, non andare nella sezione della personalizzazione, perché ci lasci il portafoglio”. Personalizzazione? Ci sono andato subito.

Ho così scelto il Teneqa 700, che pesava appena 1,1 kg e costava la bellezza di 550 euro, ma poi sono stato risucchiato nell’imbuto della personalizzazione. In foto si vede come uso la sua sacca come cuscino, riempendola con una giacca in piumino.

Gli ho fatto mettere le piume resistenti all’umidità, l’ho fatto allargare sulla pancia, ho aumentato le piume nella zona dei piedi. Il peso è salito a 1,3 kg e il prezzo a 700 euro. I miei amici, compreso Lucignolo, mi hanno preso in giro a lungo, in effetti spendere settecento euro per un sacco a pelo può sembrare il delirio. Ma a me succede questo: se spendo un botto di soldi per una cosa che mi piace tantissimo e poi passo anni e anni a usarla felice, non mi pesa avere speso quei soldi. Credo che andrebbe nello stesso modo anche con una Ducati DesertX Rally, ma non ho 23.000 euro. Utilizzo questo piumone portatile da sei anni e, ogni volta che ci entro, mi trovo d’accordo con quel giornalista inglese che lo ha descritto così: “Sembra di entrare dentro una nuvola”.

Questo articolo sull’arte di campeggiare in inverno fa parte di una trilogia di articoli che affrontano aspetti diversi dell’equipaggiamento, oltre al trittico tenda+materassino+sacco a pelo, anche abbigliamento e accessori outdoor. L’idea di approfondire questi temi doveva limitarsi ad un video, “Soundtrek – I suoni del viaggio”, girato da Max Di Trapani. Poi, è più forte di noi, ci abbiamo attaccato gli articoli…

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