True bike stories. Not serious

True bike stories. Not serious

True bike stories. Not serious

True bike stories.
Not serious

True bike stories.
Not serious

True bike stories. Not serious

Cannizzo all'Elefantentreffen.
Cannizzo all'Elefantentreffen.

PEOPLE: SIMONE CANNIZZO

Simone Cannizzo è uno dei viaggiatori più assurdi e simpatici che abbiamo mai conosciuto. È talmente assurdo che sembra inventato, invece esiste

Indice dei Contenuti

Lo raccontiamo a spizzichi e bocconi. Quando parli con lui sembra che tutto gli scivoli addosso, che viva in un suo mondo, che la sua vocazione sia perdersi (in senso lato). Ma poi Simone ti racconta che ha deciso di fare il property manager (qualsiasi cosa significhi) ed è pure bravo. Sai che ha la passione per i mezzi minimalisti, tipo i cinquantini, o la Fiat Cinquecento (non quella storica e neanche quella fighetta, ma quella proprio brutta, del ’91), poi ci esci a cena e si presenta con una Triumph Rocket III, quella immensa cruiser spinta da un tre cilindri in linea da 2,5 litri. Lo guardi esterrefatto e ti spiega che l’ha comprata perché un giornalista inglese ha detto che “quando apri il gas è come prendere in faccia un pianeta”.
Soprattutto, Cannizzo non se la tira e non si prende sul serio, quindi ci piace. Di viaggi ne ha fatti parecchi, come l’Alaska-Terra del Fuoco con un Beta 50 RR o un Mongol Rally con la Fiat Cinquecento (quella brutta, ok?) ma ce ne sono tre che ci hanno colpito parecchio, tutti del 2014.

Uno: la Umbria-Lombardia

Probabilmente vi aspettavate una Paris-Dakar o Mosca-Pechino, invece stiamo parlando solo di 520 km, tutti su asfalto e pure d’estate. Era la domenica di chiusura della prima, storica tendata di Motociclismo All Travellers sulla Forca della Spina (PG) a sud est di Spoleto, nel 2014. Smontammo le tende poco prima dell’ora di pranzo e partimmo alla volta di Milano. D’accordo, non eravamo dei missili, dato che Paola Verani aveva una Beta Alp 200 tassellata. Lei, però, la faceva filare a 110 orari indicati, in autostrada.
Simone era venuto giù con una Rieju Tango 50 e noi gli abbiamo detto “Ciao, noi si va, prendiamo l’autostrada, tu col 50 ci metterai tre giorni minimo, buona fortuna”. Beh, certo, qualche sosta merenda e benzina l’abbiamo fatta, ma comunque siamo arrivati a casa per cena, diciamo una cena a tarda ora, ecco.
Simone era già arrivato. Col 50 cc, in statale. 520 km in un pomeriggio. Quando gli chiedi come cacchio abbia fatto, ti risponde “Cosa vuoi che sia”. Dice sempre così, qualsiasi cosa succeda.

Due: l’Elefantentreffen

Un sacco di gente c’è andata, io per 12 volte, non è un’impresa e non lo è stata neanche la sua. Aveva ancora la Rieju Tango e il suo racconto, che tra l’altro pubblicammo su Motociclismo, è uno dei più belli che sia mai stato scritto, perché lui è bravissimo. “Il lupo ululà, il raduno ululoh” la si può capire solo se si amano Marty Feldman e l’Elefantentreffen. Quello che gli è successo in quel viaggio è surreale, sembrava un racconto di fantasia, si perdeva, gli si congelavano i piedi, arrivava il giorno dopo con tutti che erano già tornati a casa per cui alloggiava tutto solo in mezzo a un mare di neve, fango e paglia… Ma poi, durante un giro in Toscana, facendo la doccia ho notato che gli mancavano tutte le unghie dei piedi. Le dita sembravano degli gnocchi. “Cosa diavolo t’è successo?”. “Non hai letto il mio racconto dell’Elefantentreffen? Mi si sono congelati i piedi e ho perso tutte le unghie”. “Ma pensavo che fosse una battuta. E lo racconti così?”. “Cosa vuoi che sia”.
Nella foto sopra vedete un uomo con i piedi veramente congelati, ma cosa volete che sia…

Tre: Man’pupunёr

Qua il racconto è avvolto nella leggenda. Era sempre il 2014 ed è successo qualcosa per cui è sparito dai nostri radar, un attimo prima di avere deciso di andare a Man’pupunёr, un posto fantastico in Russia, in mezzo agli Urali. Sette rocce verticali su un altopiano raggiungibile solo a piedi, perché ci sono da attraversare immense foreste acquitrinose. Sapevamo tutti che era impossibile arrivarci in moto, ma lui c’ha provato lo stesso, con un’altra Rieju Tango, ma 250. Da quello che sappiamo s’è piantato nel fango così tanto che la moto è ancora là e lui, dopo 5 giorni di tentativi, è tornato a piedi. I dettagli? Mai saputi. Sarebbe bello che li raccontasse qui su Zampetting…
Al momento mancano 10 minuti a mezzanotte, noi stiamo per andare online per la prima volta, mentre lui sta guidando un autobus in direzione Guinea Bissau. E non è una battuta.

Se non fai ancora parte della nostra community ma desideri interagire e commentare i nostri articoli, ti invitiamo a creare il tuo Account qui. Riceverai una E-mail di conferma di avvenuta registrazione.

 💡Molte volte l’email contenente il link di attivazione potrebbe metterci un po’ di tempo ad arrivare, ma se il ritardo è anomalo, controlla il folder dello SPAM della tua Inbox, potrebbe essere finita lì a causa dei filtri del tuo Email provider.

🕵️‍♂️Ti ricordiamo che non puoi aggiungere nessun commento come utente anonimo.

🕵️‍♂️Ti ricordiamo che non puoi aggiungere nessun commento come utente anonimo. Ogni contributo che contenga linguaggio offensivo, discriminatorio o inappropriato Non sarà pubblicato. Gli autori del sito si riservano il diritto di moderare e approvare i commenti prima della loro pubblicazione.

4 risposte

  1. Scovato fra i tanti con cui mi interfaccio. Gli è vero che io ho un certo talento e un ottimo radar in tal senso, ma ciò non fa che confermare l’unicità del soggetto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *