Stiamo cercando di ricordare se abbiamo mai visto una Dakar così tattica. Un tempo questa parola si applicava a quelle azioni individuali che riguardavano la navigazione. Ovvero il pilota brillante capiva che se fosse passato di qui avrebbe fatto prima che se fosse andato di là. Ma adesso riguarda le strategie dei piloti durante la corsa, che stanno diventando davvero sofisticate.
Rallentare per vincere
Nelle squadre sono spariti i portatori d’acqua (non ricordiamo da quando, ma avrebbero fatto comodo durante la tappa marathon delle gomme stracciate), tuttavia i piloti collaborano tra loro in maniera “scientifica”. Ovvero: Ricky Brabec deve gestire un vantaggio di meno di un minuto su Luciano Benavides. Adrie Van Beveren, avendo vinto la tappa ieri, parte per primo e questo gli permetterebbe di guadagnare degli abbuoni, ma rallenta per farsi prendere da Brabec e girare a lui questi bonus. Brabec però capisce che è essenziale partire dietro di Benavides in tappa 12, così da raggiungerlo e ipotecare la vittoria finale, quindi rallenta.
Luciano, grazie a questo “regalo”, torna in testa alla Dakar, ma si sente fregato. Ne vedremo delle belle.
Correre col dolore, specialità australiana
Come facciano i dakariani ufficiali a fare tutti questi calcoli, mentre guidano sulle pietre, non lo sappiamo. Così come possano sopportare il dolore: Daniel Sanders (foto) oggi ha corso con scapola e sterno rotti ed è arrivato tredicesimo, a 10′ da Howes, il vincitore di oggi. Dieci minuti dopo è un’inezia! Sanders ricorda un altro australiano capace di correre soffrendo: Toby Price, che vinse la Dakar 2019 poco tempo dopo essersi rotto un braccio.
Il dakariano a disagio sulla sabbia
Prima abbiamo detto “mentre guidano sulle pietre”, cioè il terreno preferito di Skyler Howes, l’americano coi baffoni. Lui non ama la sabbia (è il colmo per uno che, nel 2023, è arrivato terzo alla Dakar), è uno che vince i rally nei deserti sassosi degli USA e oggi si è scatenato, ottenendo la prima vittoria di tappa in 8 Dakar. Ieri l’aveva detto: la sabbia è finita, ora tocca a me.
Hello Hoto
Il duello tra le cinesi lo sta vincendo la Hoto: il suo pilota di punta, Mason Klein e quello della Kove, Neels Theric, come prestazioni di punta sono lì, ma la Kove s’è già rotta due volte. Finora, la migliore prestazione di una moto cinese alla Dakar è il quindicesimo posto di Theric nel 2025. Klein era riuscito a risalire fino alla nona, ma è caduto e ora è quindicesimo. Da ragazzino sognava di correre i rally e si era fatto una torretta porta road book artigianale: è una promessa della Dakar e ha vinto una tappa nel 2023, ma alla Dakar ’25 s’è rotto due braccia e un ginocchio e ha impiegato mesi a riprendersi. Per cui la sua caccia a un mezzo super ufficiale con cui vincere è stata rimandata e quest’anno ha accettato l’idea di correre con la Hoto, per svilupparla. Confessiamo però che non sappiamo se è ancora la versione con il motore KTM o quella con l’Hoto.