In articoli di questo genere potrebbe essere poco etico iniziare con frasi tipo “Minchia che palle”. Ma è quello che ci viene da scrivere, pensando a Paolo Lucci, che ieri era 14° nella generale e oggi ha tritato un cerchione, nel senso che la speciale era lunga 370 km, dopo 80 km ha cotto la mousse, è andato avanti lo stesso devastando lo pneumatico, ci ha provato comunque pur perdendo un sacco di posizioni in classifica ma poi è andato avanti sul cerchio tentando di finire comunque la tappa – impresa epica riuscita in passato a qualcuno – ma a 63 km da fine speciale il cerchio s’è aperto e quindi basta, finito, Lucci è fuori dalla Dakar. I nuovi regolamenti permettono di ripartire ma fuori classifica, il nostro sogno di rivedere un italiano nella top ten finisce qui. O forse no: Tommaso Montanari oggi è ventesimo, domani chissà?

Se noi vendessimo un cerchio così su Subito.it ricaveremmo 25 centesimi di euro, ma quello di Lucci ne vale migliaia.
La Marathon non perdona
Lucci non è una vittima del Caso. Le tappe marathon sono impietose, sono fatte apposta per far gestire ai piloti i loro materiali ma non è facile. La seconda parte di una tappa di questo genere è l’equivalente di una in cui il giorno prima te ne vai a nanna senza mettere a posto la moto. O meglio, mettendola a posto da solo, senza i meccanici e i loro attrezzi. Ma con le stesse gomme e mousse che hai già tritato il giorno prima. Quando prendi il via, hai già un’ansia enorme che le ruote possano inchiappettarti. Specialmente in un terreno roccioso e sassoso come quello di ieri. Per cui Lucci non è stato l’unico a cuocere le mousse: è successo anche al fenomeno Canet e a Branch, due dei favoriti, che sono però riusciti ad arrivare a fine speciale. Ora, in classifica, Ross è decimo, mentre lo spagnolo è precipitato in 66° posizione. Peccato!
Il gel funziona? Anche no
Un altro grosso problema è stato che la tappa del 7 gennaio era piena di pietre, che ha squarciato alcune gomme. Se queste si tagliano, la mousse – già cotta – inizia a colare fuori. È un disastro che ha colpito anche due piloti della Honda: il leader di classifica Tosha Shareina e il super baffone Skyler Howes. Non si aspettavano un problema simile, per cui hanno improvvisato riparazioni con pezze interne fatte di strati di quello che avevano lì, gel integratore come collante e fascette di metallo per chiudere la gomma sul cerchio.
A Howes la riparazione ha retto per 60 km, per “fortuna” mancavano “solo” 310 km… Eppure è riuscito a finire la tappa, guidando sulle uova e perdendo 22 minuti da Luciano Benavides (KTM), vincitore di tappa.
A Shareina è andata meglio, ha guidato felpato (per quanto possa riuscirci un top rider – ci vorrebbe la faccina dell’omino che ride), è riuscito a finire quarto grazie anche agli abbuoni, ma ha commesso un incredibile errore, cioè non è passato in mezzo a due bandiere subito dopo il via ed è stato penalizzato di 10 minuti: da mangiarsi le palle! Di conseguenza è precipitato a quasi 12 minuti dal primo, il “solito” Daniel Sanders.
Il filo di ferro c’è sempre, nel deserto
Adrien Van Beveren avrebbe potuto approfittarne: aveva le gomme a posto e non ha preso penalità, infatti ha concluso diciottesimo con oltre mezz’ora di ritardo. Perché? Per via di un filo di ferro che si è avvolto intorno al suo mozzo. Può sembrare incredibile come problema? Sì. Ma succede. A noi successe nel bel mezzo del Murzuq, in Libia. E Botturi ha perso l’Africa Eco Race per un problema simile. Adrien ha dovuto staccare la ruota e perdere un sacco di tempo.
Le cinesi sfiorano la top 5
Quindi la tappa ha visto andare forte piloti che non hanno avuto quel genere di problemi, come Benavides che ha vinto e ora è terzo nella generale, Cornejo (Hero) che è arrivato secondo, Sanders che è tornato in testa alla generale, Bradley Cox (Sherco, figlio del grande Alfie) che ha sfiorato il suo primo podio, Brabec che è secondo nella generale. Notevole poi il duello tra le cinesi Kove e Hoto: Neels Theric, sesto, ha preceduto di 4’ Mason Klein, settimo. E ancora deve arrivare la ZX di Zhang Xue…
8 risposte
Buona descrizione.
Thanks!
Sono ormai moto troppo tirate per le tappe marathon, a partire dai singoli componenti quali pneumatici, materiali compositi e soprTtutto le mousse a chi non hanno mai dato problemi?
Probabile anche non si aspettassero percorsi così pieni di pietre.
Bravo Mario
Grazie! Ciao
Grazie Mario.
Grazie a te di essere qui!