Queste sono le tappe che ci piacciono: sabbia, manetta e cervello. Quelle in cui i piloti si perdono e pascolano fino a finire la benzina. Non è sadismo, ma è il senso di questa gara. Zero chilometri di trasferimento, come quando si corre nel deserto puro. 462 km da bivacco a bivacco, da Chami ad Aïdzidine, tutti a cronometro. La sabbia era alta e molle, era facile piantarsi e cadere, c’erano tante piste parallele, ma solo una era quella giusta. E siccome c’era una tempesta di sabbia, spesso le tracce venivano coperte e a navigare NON erano solo quelli davanti. Da qui i casini.
Peccato, però, che a sbagliare più di tutti – tra i big – siano stati Jacopo Cerutti e Alessandro Botturi. In questa tappa anni ’80 il gigante di Lumezzane poteva veramente approfittarne per recuperare quell’ora persa per una panne elettrica.
Come ormai è diventata la prassi, avremmo cercato di condire questo articolo con le foto della tappa di ieri, perché quelle di oggi non sono ancora arrivate, ma in realtà anche quelle di ieri erano pochissime, quindi pescheremo ancora più indietro.

Ecco il bivacco di Dakhla, accanto al Palazzo dei Congressi. Qui la carovana ha passato due notti (foto Alessio Corradini, Rally Cool).

Speedy Gonzales ci mostra i terreni di tappa 6 (foto Alexis Blondel).

Chami, arrivo tappa 6, partenza tappa 7. Questo sì che è in mezzo al Nulla (foto Corradini)!
Due tedeschi uber alles
Guardando la classifica di tappa, si vedono due tedeschi in sella alle Ténéré arrivare davanti a tutti, con un distacco di appena 18 secondi tra loro. Kevin Gallas è il primo a fare doppietta, quest’anno. Mike Wiedemann invece ha migliorato il suo quarto posto di tappa quattro. Il terzo, a quasi 8 minuti, è Thomas Marini.
Non esiste una tradizione di piloti tedeschi vincenti, nonostante le BMW arrivino dalla Germania. Uno dei primi dakariani è stato il gigantesco Herbert Schek.

Schek è uno dei nostri UominiMezzo Old Dakar più prestigiosi. Gli abbiamo scattato la foto nel maggio del 2019, alla partenza della Valli Bresciane Audax, quando aveva 87 anni (!). Purtroppo, non riuscendo a comunicare, non siamo riusciti a spiegargli la corretta posa UomoMezzo, ma ci sono casi in cui ci si può accontentare.

Nel 1986 c’era Eddie Hau, altro gigante, grandissima manetta, pessimo navigatore. Ebbe la sfortuna di correre, con la BMW ufficiale, in squadra con Gaston Rahier, che lo bullizzava. Quell’anno si piazzò ottavo.

E poi, sinceramente, di tedeschi forti non ce ne vengono mica in mente. Ah, c’è Sebastian Bühler, che viveva in Portogallo, ha corso la Dakar con la Hero e ha vinto il Mondiale Baja nel 2020 (foto archivio Hero).
Quindi vedere due piloti teutonici fare doppietta alla AER è quantomeno inusuale. Viene facile pensare che i due abbiano fatto squadra (due connazionali con la stessa moto!), correndo insieme e aiutandosi a vicenda, per vincere la tappa. Invece no.

Wiedemann è stato a lungo da solo. Come spesso succede in queste tappe, i piloti pensano di combinare disastri, poi si accorgono che gli altri ne hanno fatti di peggio (foto Flore Layole, Rally Cool).
Mike è caduto quattro volte e ha fatto molta fatica a rialzare la sua T7 che, come ben sappiamo, pesa oltre due quintali già senza la benzina. In una di queste volte ha fatto esplodere la sacca idrica e ha percorso gli ultimi 200 km senza bere, con 37 gradi all’ombra (che non c’era). A un certo punto, però, s’è accorto che un sacco di gente era andata troppo a sinistra e si è reso conto che era finito in testa alla tappa.
Nel frattempo Alessandro Botturi e Gautier Paulin, dopo essersi persi e avere buttato via un sacco di tempo, stavano tentando di recuperare. Paulin ha messo il turbo, ha staccato Alessandro, ha raggiunto Wiedemann e questo si è demoralizzato, perché non avrebbe vinto la tappa. Ma poi ha visto Paulin andare troppo a destra. Mike ha questa qualità da dakariano, ovvero vedere che uno va a destra e, anziché seguirlo come verrebbe naturale, ragiona per vedere se bisogna andare veramente a destra. No, non bisogna.
Il tedesco ha tagliato il traguardo con l’emozione tagliagambe di avere vinto la prima tappa della sua vita. Invece gli hanno detto che Gallas aveva fatto meglio di 18 secondi. Mike c’è rimasto malissimo.
Alto, bello, biondo, ha 27 anni, arriva dal cross country e ha partecipato alla Dakar dal 2022 al 2025, vincendo una tappa nella categoria Malle Moto. Ha corso anche diverse Six Days, all’Erzberg e pure al Toquet.

Nel maggio del 2021 il sito tedesco www.motorsport-life.com pubblicò questo UomoMezzo di Mike Wiedemann in vista della sua Dakar 2022, ma la posa era chiaramente sbagliata e questa cosa rischiò di pregiudicare seriamente la sua carriera.
Grazie alla prodezza di questa tappa, Wiedemann sale al quinto posto della generale, staccato di 37′ dalla vetta.

In vetta c’è Gallas: ha tirato giù dal trono Jean-Loup Lepan e ora tutti lo vedono così: un uomo in fuga (foto Blondel).
Tre piloti vicini, poi il vuoto
Thomas Marini è andato fortissimo per 440 km e, quando ormai era fatta, s’è perso, regalando quasi 8 minuti a Gallas e Wiedemann. Di questo pilota abbiamo pochissime foto, incredibile. Eppure è secondo, a soli 6 minuti dal tedesco. Lepan è sceso dal primo al terzo posto, con 9’40” di distacco.
Gautier Paulin è quarto, ma il suo distacco da Gallas sfiora la mezzora.

Questo è Jacopo Cerutti il primo febbraio, alla dogana della Mauritania, quando era terzo nella generale con distacco di un paio di minuti (foto Corradini).
Adesso è sesto, staccato di un’ora e un quarto dalla vetta, quindi la frittata è fatta. Questa avrebbe potuto essere la tappa della sua consacrazione. Se uno bravo a navigare come lui s’è perso e ha cercato la retta via così tanto fino a finire la benzina, quanto complicata doveva essere quella nota? Il suo guaio ricorda quello che costò il ritiro a Stephane Peterhansel, durante la tappa che portava ad Agadez della Dakar 1990. Si persero tutti tranne Edi Orioli. Peter vagò a lungo senza capire dove fosse, rimase a secco e dovette ritirarsi. Orioli, con quella tappa, staccò tutti di ore e vinse la Dakar.

Cerutti non s’è ritirato perché Francesco Montanari lo ha visto e lo ha trainato fino alla fine.
Ormai la gara di Cecco è compromessa (è 43°), quindi può permettersi di fare il portatore d’acqua di Cerutti. Marco Menichini però oggi è arrivato sesto e in classifica è soltanto due posizioni dietro Cerutti, con meno di un quarto d’ora da recuperare.
Botturi resta nono, ma il suo distacco dalla vetta è cresciuto e ora è arrivato a quasi un’ora e quaranta.
Sembra incredibile, ma i due dominatori del 2024 e ’25 stanno soccombendo sotto i colpi dei nuovi arrivati, ricordando Bagnaia con Marquez.

Matteo Bottino s’è piazzato al settimo posto di tappa ed è contentissimo, ma con un fondo di amarezza: se non avesse stracciato una gomma, qualche tappa fa, adesso sarebbe messo ben meglio che 25°.
Gli altri italiani
Sebastiano Antonello è entrato nella top 20, mentre Stefano Dogliotti è 24°.

Antonello era in crisi profonda e ci ha fatto preoccupare, ma poi è tornato a impennare (foto Corradini).
Ad Andrea Vignone è successo qualcosa dopo il km 357, perché ha perso 10 posizioni nella classifica generale, scendendo dal 29° al 39° posto, ma non sappiamo cosa. Lui è uno youtuber e aveva iniziato facendo diversi video, ma sono giorni che non ci arriva più nulla: del resto sta affrontando una delle gare più lunghe del mondo nella malle moto e non deve avere molto tempo libero. È stato così passato da SuperFabio Lottero, che è 33°.

Massimo Ferrari è 56° (foto Blondel).

I Padrefiglio Bettini proseguono regolari subito oltre la sessantesima posizione (foto Blondel).
Chiude il gruppo degli italiani Giuseppe Pozzo, 83° a causa della penalità forfettaria.
La prossima tappa è un anello di sabbia tutto intorno Aïdzidine, con una speciale di 415 km.

Ma Shrek non era verde? La foto, non per caso, è del Mostruoso Corradini.