True bike stories. Not serious

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AFRICA ECO RACE 2026, TAPPA 2: IL GIORNO DI ALESSANDRO MAGNO

Aveva detto che si sentiva in forma come non mai e ha messo la firma nella prima tappa, staccando tutti gli altri di oltre due minuti. Jacopo Cerutti, il suo eterno rivale, è quarto

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In mancanza di un prologo che permettesse di stabilire gli ordini di partenza, si è deciso che oggi, per la prima vera tappa del rally (Bousaid-Tagounite, al confine con l’Algeria), la sfiga di aprire la pista toccasse a Jacopo Cerutti (Aprilia Tuareg 660), in quanto vincitore dell’edizione 2025. La speciale è stata ridotta per via di tratti alluvionati (da 381 km a 218), quindi lui sperava di avere qualche chance di non venire preso da quelli dietro, ma non ce l’ha fatta, nonostante Alessandro Botturi (Yamaha Ténéré 700) a un certo punto avesse sbagliato strada, perdendo un minuto.

Eppure, alla faccia dell’errore, la tappa è andata proprio ad Alessandro Magno (foto Alessio Corradini, Rally Cool).

Botturi adesso guida la generale con un paio di minuti sul francese Jean-Loup Lepan, un crossista in sella a una KTM 450 Rally che non può non essere contento di essere salito sul podio, oggi. Perché è proprio qui in Marocco che un anno e qualche mese fa lui è caduto procurandosi 18 fratture e un polmone forato.

Jacopo Cerutti ha contenuto il ritardo, è arrivato quarto e adesso insegue a due minuti e mezzo da Botturi (foto Corradini, come le due che seguono).

L’acrobatico Kevin Gallas (Yamaha Ténéré 700) è arrivato terzo: che gallo!

Ma veramente Gautier Paulin sta scrubbando una duna con la Ténéré? Si è piazzato sesto.

Al quinto posto c’è quello che considereremmo il diciassettesimo italiano, Thomas Marini (Husqvarna 450 Rally), che arriva dalla Repubblica di San Marino (foto Flore Layole di Rally Cool).

Thomas ha 25 anni e gli manca solo il trial, perché finora ha corso (a livelli mondiali) nel cross, nell’enduro, nel motorally e adesso pure nei rally africani.

Ottimo anche il nono posto di Cecco Montanari (foto Corradini).

Anche oggi speravamo in una foto di Marc Joineau, ma ciccia. Tra i super veteran però abbiamo David Frétigné che, avendo 55 anni, sulle dune viaggia cauto, senza assolutamente staccare le ruote da terra (foto Alessio Corradune – bello storpiato così il suo cognome, vero?). Ha concluso 39°.

La tappa numero 2 ha attraversato il deserto di Merzouga, una delle poche zone del Marocco ad avere dune (foto Rally Cool).

E questo cosa diavolo è, Flore?

Ieri: l’Atlante innevato

Alla AER è più difficile avere notizie e foto, rispetto alla Dakar. Sarà un modo strano di seguire la corsa: le nostre talpe di Rally Cool le foto ce le danno e pure belle, ma bisogna aspettare che arrivino a fine tappa e ci mettano mano. Questi articoli li faremo di notte, con le foto che arrivano a poco a poco. Ci sono pure quelle di ieri che, da turisti quali siamo, ci interessavano tantissimo, dato che i piloti hanno dovuto attraversare l’Atlante innevato, cui si riferisce la foto di apertura.

Questa foto della partenza di ieri, scattata dal Mostruoso Corradini, esprime il classico disagio che affascina.

Vediamo Mirco Bettini partire all’alba, ancora con il buio, sotto la pioggia, per un trasferimento in mezzo alle montagne di 750 km, quindi dovrebbe essere una delle cose che meno fa venire voglia di andare in moto. Ma a noi affascina, caspita se ci affascina.
Oggi Mirco è arrivato 59°, staccato di un quarto d’ora da suo figlio Tommaso, 54°. Il veterano esperto ma anziano contro il puledro nel pieno della giovinezza, ma rookie. Bella sfida, no?
Ovviamente avremmo voluto sapere che strada avessero fatto, ma le nostre talpe o non rispondono, o se ne strabattono le palle di studiare la geografia dei loro viaggi, because caproni. Per cui abbiamo cercato la strada asfaltata più logica tra Tangeri e Bousaid e abbiamo visto che passa per il Tizi n’Talghamt (1.907 m) e per la valle dello Ziz, per un totale di 750 km. Potrebbe essere lei.

Questa è la strada del Tizi n’Talghamt? Boh! Potrebbe essere (foto Alexis Blondel).

È un classico: chi sta a casa rosica e vuole sapere il nome dei posti, chi è là se ne fotte. È il concetto del prosciutto e del coltello, chi ha una cosa non ha l’altra.

Bravo Andrea

Bravo, Andrea Vignone, che ti fermi a fare le foto.

A parte l’incredibile sponsor (non sapevamo che le escort venissero recensite come le motociclette!), la sua GASGAS 700 Enduro è interessante, perché sembra di serie, invece è stata preparata per correre una Dakar… che non si chiama Dakar. Ha il serbatoio di serie sottosella da 13,5 litri, uno da 5 litri piazzato al posto del filtro (che adesso si trova strizzato tra l’intruso e la sella) e due taniche da 4 litri totali da appendere ai lati del radiatore. Ovviamente, essendo quella moto una dual sport, la amiamo e speriamo che arrivi in fondo (oggi Andrea è arrivato 32°). In realtà non odiamo nessuna moto e speriamo che ce la facciano tutte, persino la T7 turbo di Lauret Cochet, anzi, soprattutto quella! Oggi lui è arrivato 78°.

Lolo e il turbo

Lolo Cochet è uno dei giornalisti francesi più noti. Molti lo conoscono solo per questo clamoroso tuffo nel porto di Saint Martin a Ré, nel dicembre del 2012, quando stava provando la Yamaha FJR 1300 e si dimenticò che aveva delle ingombranti borse laterali.

Ma è ingiusto che venga ricordato solo per questo, perché è un viaggiatore di lunghissimo corso, che prova moto e scrive articoli e libri, con un’esperienza enorme.

Qui sta andando a Capo Nord in pieno inverno.

L’idea del turbo è chiaramente una provocazione, a iniziare dal motivo per cui l’ha montato su una Yamaha Ténéré. Dice che ha già corso la AER almeno altre due volte, che è sempre stato lentissimo, quindi col turbo spera di arrivare prima. Ovviamente se sei lento in fuoristrada non sarà di certo un turbocompressore a farti guadagnare tempo, ma apprezziamo l’ingegno di Lolo. Nel suo sito, spiega che:
“Al di là di questa incredibile prodezza tecnica, ho scoperto che il turbo mi aveva dato un superpotere. Leggere gli occhi delle persone. Non possono nascondermi nulla. Nei loro sguardi leggo, prima di tutto, nel 100% dei casi, incredulità. Perché un turbo? Poi, questi stessi  sguardi rientrano chiaramente in due categorie. La prima è composta da coloro che annuiscono, esprimendo chiaramente un “Non funzionerà mai, non ci riuscirai mai”. Questo è regolarmente accompagnato da diagnosi tecniche infallibili: “Il turbo aspirerà sabbia, è morto”. “Il collettore si spaccherà in due”. “Userai troppo carburante, quindi non arriverai mai al camion della benzina”. O ancora: “La temperatura di aspirazione sarà così alta che fonderai il motore”.
L’altra parte dei loro occhi mi dice qualcosa di completamente diverso!  Li chiamo i sognatori, perché i loro occhi si illuminano di una costellazione di stelle quando vedono il mio turbo. Ci credono. Mi stanno solo dicendo che è magico. Incredibile! Quindi, vedete, mentre i primi sguardi mi fanno venire voglia di dimostrare che si sbagliano, questo secondo paio di occhi mi spaventa con il suo eccessivo ottimismo, mi fa persino dubitare di me stesso. Comunque, come potete vedere, non so in cosa mi sto cacciando, se Dio vuole, vedremo.

Le prime e ultime nevi della AER

Altra immagine della catena dell’Atlante innevato, scattata da Flore Layole di Rally Cool.

Ragazzini a sud dell’Atlante implorano Noa Sainct di fare una rizza a candela (foto Flore Layole).

Quindi ieri il trasferimento terminava a Bousaid, poco a nord di Erfoud, su un altopiano a 1000 m di quota dove la notte la temperatura è scesa sotto lo zero. Luca Perna non è riuscito ad arrivarci in sella alla moto: la sua Kove 450 Rally ha avuto un problema.
Al momento pare che tutti gli altri italiani, oggi, siano riusciti ad arrivati a Tagounite.

Per cui chiudiamo con questo bel passaggio di Sebastiano Antonello (17°), fotografato da Corradune.

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2 risposte

  1. In effetti il Mostruoso Alessio è multiforme : Corrafango , Corrapioggia , Corrapolvere… ovunque si corra in moto fuoristrada lui c’è !

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