La situazione si è fatta insostenibile. Se giro per Milano con la mia Ténéré, vengo fermato da tutti: automobilisti, pedoni, ciclisti, scooteristi, Glovo, mamme con il passeggino, ICE al seguito delle Olimpiadi e tutti dicono la stessa cosa: “Ehi! Ma tu hai la moto di Kevin Gallas”. E io ne sono fiero!

Questo tipo, addirittura, era convinto che io fossi Kevin Gallas, così per premio gli ho fatto provare la moto.
Il giornalista Klaus Nennewitz è straorgoglioso per questa vittoria di un suo connazionale, la prima di un tedesco in un super rally a tappe. Se guardiamo la Dakar, finora era stata vinta per 22 volte dalla Francia, 6 dall’Italia e dalla Spagna, tre dall’Australia e dall’Argentina, due da USA, Belgio, Gran Bretagna e una dall’Austria. Se passiamo alla AER, l’Italia l’ha vinta 7 volte, Francia e Norvegia due, poi con una a testa ci sono Spagna, Slovacchia, Belgio, Repubblica Sudafricana. Ci sarebbe anche la Parigi-Mosca-Pechino, ma non trovo dati; però non ricordo proprio che l’abbia vinta un tedesco.

Poi, certo, celebrare questa vittoria quando manca ancora una tappa potrebbe portare sfiga al povero Kevin (foto Alessio Corradini, Rally Cool).
Ciò che gli manca per la certezza assoluta sono un trasferimento di 246 km fino al Lago Rosa e una speciale di 25 km sulla spiaggia fino a Dakar, senza cronometro. Se anche la facesse a passo d’uomo per paura di combinare guai, Gallas vincerebbe lo stesso. Se rompesse la moto e lo trainassero, idem. Dovrebbe proprio cadere e farsi male, ma dalla sua c’è che in mancanza di cronometro non dovrebbe essere così scemo da non correre con un ritmo conservativo. Poi, oh, se la sfiga ci mette lo zampino allora non possiamo più dire nulla. I casi più eclatanti sono la fine di Giampaolo Marinoni (proprio sulla spiaggia di Dakar) e Daniel Sanders che investe un marciapiede durante un trasferimento in Arabia Saudita e quindi molla la Dakar su una barella, con fratture pesanti.
Un birbone
Kevin Gallas, se serve, è uno che può veramente insegnare al mondo come si zampetta, per cui è il nostro idolo. Klaus Nennewitz ci ha consigliato di guardare qui, se vogliamo diventare bravi. Sempre Klaus ci ha raccontato di come sia un ragazzone esuberante, che adora infilarsi con la moto in sentieri da vertigini senza troppo pensarci. Non abbiamo capito bene che casini abbia combinato in Bosnia, come testimonial durante un viaggio organizzato da Yamaha, ma pare che sia finito in un posto tale che, per recuperare le moto di quelli che lo hanno incautamente seguito, sono andati via tre giorni. Ed era pure un Parco Nazionale. Diciamo che non è il genere di amico di cui fidarsi se ti dovesse dire: “Seguimi, ti porto a fare un giro facile”.
Ha vinto la Dakar perché s’è trovato, alla vigilia dell’ultima speciale, a 1’25” di distacco da Gautier Paulin, che partiva per primo. Per cui, come scrivevamo ieri (ma tanto lo sapevate anche voi), Gallas era in una posizione di forza.

Paulin è riuscito a fare tutta la speciale senza venire raggiunto fisicamente e, all’arrivo, aveva la speranza di essere stato abbastanza veloce da portare a casa la vittoria assoluta (foto Corradini).
Invece Kevin gli ha mangiato due minuti e così ha vinto la AER con appena 41 secondi di vantaggio che, in oltre 3.800 km di speciali cronometrate, potrebbero sembrare pochi, ma poi pensiamo a Luciano Benavides che vince la Dakar per due secondi…
Quella di Gallas non è la vittoria di un dominatore, come è stato Sanders nel 2025 alla Dakar o come lo erano i vari Coma, Despres, Peterhansel, Neveu delle passate edizioni. Ma non è neanche la vittoria di un calcolatore, come sarebbe stata quella di Brabec alla Dakar 2026. L’americano e i suoi compagni della Honda avevano messo in pratica una raffinata strategia in modo da farlo partire nella posizione giusta in tappe determinanti. Poi, sì, ha perso, ma è successo per uno scellerato errore di navigazione nei km finali.
Quella di Kevin Gallas è la vittoria di uno che era a livello di altri contendenti alla vittoria, tutti caratterizzati dalla voglia di vincere le tappe senza stare troppo a pensare alle tattiche. A parità di bravura, Gallas ha avuto la fortuna di partire poco dietro a Paulin nell’ultima speciale importante. Ci fosse stata una tappa in più, probabilmente avrebbe vinto un altro.
E poi c’è un altro genere di fortuna

Tappa 10: Gallas e Lepan, rispettivamente secondo e primo nella classifica generale (quel giorno), mentre si confrontano su una nota dubbia (foto Corradini).
In realtà il vero colpo di culo il tedesco lo ha avuto quando l’organizzazione ha consegnato a tutti un road book fallato in una nota, cosa che può capitare, ma ha gestito malissimo il modo con cui comunicarlo ai piloti, favorendone alcuni e mettendola in quel posto al povero Lepan, che stava ottenendo una vittoria storica, da privato, con il monocilindrico e reduce da un incidente spaventoso che gli aveva procurato dolorose fratture.

Forse è per questo che il direttore di gara non ha squalificato Lepan, quando ha schiacciato il tasto SOS per farsi indicare la strada: la foto l’ha scattata il Mostruoso Corradini mentre il direttore si sta rendendo conto che Jean-Loup sta benissimo.
Gianlupo all’arrivo ha minacciato di dare fuoco al bivacco, ma probabilmente avremmo fatto così anche noi.
Nella tappa 11 era così incazzato che ha vinto la speciale, mangiando via 6 minuti sul suo distacco dalla vetta di 22.

Al terzo posto, incastrato tra Cerutti secondo e Botturi quarto, s’è piazzato Noa Sainct, con questa interessante KTM EXC450 dotata di serbatoi anteriori ad altezza caviglia.
Non si può dire che sia stato il padre a insegnare a Noa ad andare in moto: era poco più che un bebé quando Richard morì, al Rally dei Faraoni del 2004.
Per ora la chiudiamo qui
Facciamo così: lasciamo passare due giorni, così che Alessio Corradini abbia l’agio di caricare le foto della spiaggia di Dakar. E lunedì mattina tiriamo le somme finali di questa bellissima AER, la più coinvolgente disputata finora.
2 risposte
Compravo MotoSprint solo per leggere gli spassosi articoli di Patrignani.. poi su Motociclismo e Motociclismo Fuoristrada ho trovato un degnissimo successore in Ciaccia che ormai seguo da sempre…
Questo è solo un piccolo commento per aggiungere (anche se capisco che non c’è ne bisogno…) un plauso al tuo straordinario e gustoso modo di portare noi tapascioni nel fuoristrada più vero…
Grazie!
Grazie a te! Complimenti come i tuoi fanno piacere, perché anch’io leggevo gli articoli di Patrignani. Ho letto anche il suo libro sulla Milano-Tokyo in Vespa. Grazie!