True bike stories. Not serious

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Ultima tappa dell'Africa Eco Race
Ultima tappa dell'Africa Eco Race

AFRICA ECO RACE, 12° E ULTIMA TAPPA: VINCERE A 55 ANNI

La tradizionale corsa sulla spiaggia di Dakar segna la fine, ogni anno, dell'Africa Eco Race. A vincere la speciale è stato David Frétigné, uno che le tappe le vinceva già 22 anni fa!

Indice dei Contenuti

Con una decisione inaspettata, alla fine della dodicesima tappa gli organizzatori della Africa Eco Race hanno deciso di cambiare regolamento: “Ai fini della classifica finale, verrà considerata valida soltanto l’ultima tappa. Le precedenti 11 vengono così declassate a tappe di riscaldamento“. Poiché i big quell’ultima tappa l’avevano corsa in riserva, per evitare di fare cazzate, a vincere è stato così un outsider, uno su cui alla partenza nessuno avrebbe scommesso un euro bucato.

David Frétigné, così, a 55 anni suonati ha vinto l’Africa Eco Race. Tutti i piloti hanno accolto con gioia la decisione degli organizzatori e qui vediamo Gautier Paulin che fa i complimenti al suo connazionale (foto Rally Cool).

Si capisce che stiamo scherzando, vero? In realtà questa speciale non valeva un fico ai fini della classifica, l’unica cosa da fare era arrivare.

Un luogo simbolico

Speciale corta e ininfluente ai fini della classifica generale, ma emozionante a livelli letali: è quella che porta dal Lago Rosa a Dakar. Alle Dakar degli anni d’oro arrivare qui significava avercela fatta. All’Africa Eco Race… pure (foto Rally Cool).

Non siamo mai stati lì, ma ricordavamo che alle vecchie Dakar si arrivava al Lago Rosa prima dell’ultima speciale sulla spiaggia. Qui, invece, il lago è la meta finale, con tanto di podio.

Lepan sembra contento, dopo avere perso la gara per colpa non sua. Dopo anni di tentativi, finalmente Yamaha porta alla vittoria la Ténéré. Impressionante la totale assenza di Aprilia dal podio, dopo avere vinto le due edizioni precedenti.

La speciale fine a se stessa

Tra il Lago Rosa e Dakar ci sono 25 km di spiaggia, ma la speciale di 25 km parte dalla parte opposta al lago.

Se avete fatto la Malle Mutor a Rimini, moltiplicate per tre e mezzo la parte di spiaggia che facevate all’inizio.

Alessandro Botturi mette il casco, Cecco Montanari va di selfie, Gautier Paulin è pronto, Marco Menichini alza il pollice, Jean-Loup Lepan guarda in macchina e le onde lambiscono le gomme (foto Rally Cool).

Alessandro Botturi scruta il cielo: c’è aria di neve, dice (foto Rally Cool).

Partiti! Per la maggior parte dei piloti è solo divertimento puro. Per quelli in cima alla classifica è una speciale da fare piano, per non rovinare la classifica. Per Gallas è il terrore che una cazzata gli faccia perdere la gara. Per altri è l’occasione di provare a vincere la speciale.

Menichini aveva meno da perdere rispetto a Paulin, così lo ha passato. Settimo lui, dodicesimo il francese (foto Rally Cool).

Così ha vinto David Frétigné, davanti a Valentin Sertilhanges (vincitore della Malle Moto) e Mike Wiedemann. Kevin Gallas è arrivato solo 24°! E la cosa ha chiaramente senso.
David ci teneva a vincere la speciale, per riprovare le sensazioni di 20 anni fa. Ha tenuto una media di 105 km/h. Gallas ci teneva a vincere la gara, per cui ha tenuto i 78 km/h.

Il lato oscuro dell’andare in moto

Quest’anno ci siamo sorpresi a pensare: come mai la Dakar è nota per le sue tragedie e l’Africa Eco Race no? E invece, purtroppo, quest’anno ci hanno lasciato in due.
Dansan stava seguendo il rally da spettatore ed è morto in un incidente stradale, come a dirci che sì, i rally sono pericolosi, ma lo è anche il semplice andare in moto.

E poi c’è Robert Van Pelt, un veterano della Dakar che qui correva con il figlio Robert (si chiamano con lo stesso nome) e che è caduto appena entrati in Mauritania, durante la settima tappa (foto Rally Cool).

Siamo venuti a saperlo solo nei giorni scorsi, ma la notizia è che era in coma e che lo stavano riportando in Olanda. Invece pare che non ci sia proprio più. Il figlio lo ha ricordato con un post dove lo ha ringraziato per le belle lezioni.

Anche Robert Junior manca nella foto di gruppo di chi ce l’ha fatta ad arrivare a Dakar perché, come il padre è stato ricoverato, ha smesso di correre per assisterlo (foto Rally Cool).

Peterhansel all’Africa Eco Race

Per il secondo anno Yamaha ha portato il vincitore di 13 Dakar all’ultima tappa, per fargli fare la speciale sulla spiaggia.

Peterhansel ha corso alla Dakar in moto dal 1988 al 1998, sempre come pilota ufficiale Yamaha Sonauto. I primi due anni era in sella alla YZE750 monocilindrica 5 valvole, poi è passato in pianta stabile alla Super Ténéré 750-850 con la quale ha vinto le edizioni 1991-92-93-95-97-98.

Abbiamo passato tutti gli anni ’90 a vederlo guidare sempre in piedi sulla Super Ténéré blu, quindi siamo emozionati vederlo guidare ancora molto bene, a distanza di 28 anni dall’ultima volta e su una Ténéré celeste. Quest’anno non gli hanno dato una GYTR, ma una moto di serie, la Rally (foto Rally Cool)..

Stephane festeggiato dalla numerosa banda del Ténéré Spirit Experience, che prestava assistenza a parecchi piloti (foto Rally Cool)..

Stephane Peterhansel e Anastasiya Nifontova si sono conosciuti quando entrambi correvano alla Dakar (foto Rally Cool).

Classifica illustrata

A seguire, una foto con commento per i principali protagonisti che sono riusciti ad arrivare a Dakar. Sono tutte di Rally Cool.

Kevin Gallas, il vincitore, 29 anni, era uno dei nuovi arrivati verso i quali c’era grande curiosità per vedere come sarebbero andati.

Ha vinto sia l’assoluta, sia la rookie. Giovane, simpatico, estremamente spettacolare nella guida ma anche affidabile e -pare – bravo a navigare, potrebbe avere un futuro radioso alla Dakar.

Secondo classificato un altro rookie e un’altra Ténéré. Gautier Paulin, 35 anni, probabilmente era il più dotato nella guida veloce, visti i suoi trascorsi di altissimo livello nel cross.

Non si sapeva come se la sarebbe cavata con la navigazione: ha fatto pratica nelle prime tappe, poi s’è scatenato con 3 vittorie e ha seriamente rischiato di vincere. Anche questo pilota potrebbe tranquillamente trovare una sella “seria” per la Dakar.

Jean-Loup Lepan va per i 28 anni, ma è un veterano.

A 4 anni adorava il padre che correva alla Dakar e sognava di andare in moto, ma i genitori gliel’hanno proibito perché era pericolosa. Li ha convinti solo da adolescente e ha iniziato con il cross, ma già a 24 anni è riuscito a correre la Dakar. Era in procinto di vincere la classe Rally2, ma un infortunio gli ha tarpato le ali. Passato all’Africa Eco Race, ha sfruttato la sua esperienza e l’agilità del monocilindrico e avrebbe vinto la gara se non ci fosse stato un errore nel road book.

Mike Wiedemann. Tanta manetta, tanta passione, tanta gavetta.

Ha corso sempre da privato, ma ha fatto di tutto, comprese gare su sabbia ed enduro estremo. Qui ha colpito per la costanza, ha sempre marciato come un orologio, alla fine è stato premiato. Ha 29 anni e ha debuttato alla Dakar nel 2022, a 25 anni.

Jacopo Cerutti, 36 anni, un anno fa vinceva tappe su tappe e l’unico in grado di contrastarlo era Alessandro Botturi.

Quest’anno entrambi hanno avuto delle belle gatte da pelare, a livello di avversari ma è giusto così. Inoltre l’Aprilia è sembrata meno affidabile degli anni scorsi. Jacopo comunque si conferma il migliore degli italiani, quinto.

Antonio Mao, portoghese, 45 anni, dopo avere disputato 6 Dakar è passato alla AER, piazzandosi sesto.

Alessandro Botturi indossa l’elmo da guerriero romano che gli organizzatori della fiera romana Moto Days hanno messo in palio per il migliore dei veterani, i piloti oltre i 50 anni. Sbagliamo o il nuovo frontale a faretti quadri della T7 ricorda proprio quell’elmo?

In realtà Alessandro è venuto qui per vincere e il settimo posto gli va stretto. Se ci pensate, siamo ammirati dalle prestazioni di David Frétigné, che ha 55 anni ma riesce a piazzarsi ancora nei primi 20, ma Botturi di anni ne ha 51 e punta alla Top One! Peccato che abbia avuto un problema elettrico che gli ha tarpato le ali dopo appena quattro tappe.

Marco Menichini, già vincitore del Transanatolia Rally, ha disputato la sua terza AER. Un anno fa era arrivato sesto, quest’anno ottavo.

Valentin Sertilhanges, a destra, è un endurista estremo che si è piazzato nono, primo nella Malle Moto: è alla sua terza AER.

David Fretigné, 55 anni, che bel ritorno. 17°. È sempre andato tranquillo, senza strafare, a parte l’ultimissima tappa dove ha approfittato della cautela dei big.

Stefano Dogliotti, 40 anni, concessionario Kove da pochi mesi, 18° classificato.

Impressionante. Alla pre-partenza di Bordighera è salito sul palco e ha annunciato che non aveva mai corso un rally in vita sua. Ha fatto tanto enduro, ma non ha mai navigato. Si è convinto a correre parlando con Andrea Vigno. È andato a lezione ai corsi di rally di Botturi. E più passavano i giorni e meglio andava, guadagnando posizioni, fino a entrare nella top 20.

Il Grande Impennatore: Sebastiano Antonello, 33 anni, 19° classificato, anche lui su Kove 450 Rally.

Di lui abbiamo soprattutto foto in monoruota. Veneto, amico di Andrea Gava, è il migliore dei nostri nella malle moto. È stato bravo anche perché si è ripreso da poco da una caduta all’Hellas Rally in cui si è rotto due costole e ha avuto traumi pesanti a una gamba e a una spalla. Lui si paga il rally di tasca sua, ma prende anche soldi dagli sponsor, che poi gira a don Pierre, un prete motociclistica, insieme al quale ha costruito una scuola a Kissidougou, in Guinea, con l’associazione GuineAction.

Al 20° posto c’è Noa Sainct, a sinistra, figlio d’arte ma che ha iniziato da solo perché papà Richard è morto al Rally dei Faraoni, nel 2004, quando lui aveva solo 4 anni.

La partecipazione di Matteo Bottino è sempre seguita con attenzione dai fan delle maxienduro, perché è in sella alla Kove 800X Rally, una delle bicilindriche più chiacchierate.

È già il secondo anno che usa quella moto, che offre quasi sensazioni da monocilindrica ma eroga cento cavalli ma, anche questa volta, non è stato fortunato. Prima ha fatto fuori una mousse e il copertone ed è finito in fondo alla classifica, poi ha rimontato fino alla ventesima piazza, poi s’è fatto male a una caviglia, ma è riuscito comunque ad arrivare in fondo, sia pure 25°.

“Farsi male a una caviglia” significa che ha una frattura scomposta del perone, una cosa dolorosissima, con la quale lui ha corso le ultime tre tappe.

Ogni volta restiamo di stucco dalla capacità di sopportare il dolore che hanno i dakariani. Lo vedremo anche qualche foto più giù, nel caso di Andrea Vigno. Pensate solo mettere uno stivale da fuoristrada con una gamba rotta in maniera scomposta proprio lì, dove lo stivale stringe. O le zampettate per restare in piedi quando la moto perde aderenza di colpo. Colpisce anche il fatto che i medici al seguito dell’organizzazione non siano in grado di trovare queste fratture. I piloti dicono “Meno male, così non mi fermano”.

Fabio Lottero s’è classificato al 32° posto ed era iscritto nella malle moto. A seconda del percorso, attaccava e staccava il serbatoio posteriore.

Lo youtuber 33enne Andrea Vignone è stato capace di fare un 12° di tappa con una scapola rotta.

Si è piazzato solo 34° perché aveva questa scapola che lo ha penalizzato parecchio, ma la sua prestazione è comunque impressionante, perché lui era iscritto nella malle moto con una GASGAS 700 enduro modificata nei minimi termini.

Francesco Montanari, pilota ufficiale Aprilia, un anno fa stava per concludere la gara al terzo posto, ma ha rotto la frizione. Questa avrebbe dovuto essere la gara del riscatto.

Infatti ha subito un gravissimo guasto elettrico già nelle prime tappe e, da quel momento, è stato messo a disposizione della squadra, rinunciando a piazzamenti di prestigio e ritrovandosi al 49° posto finale. Che peccato.

Completamente diverso l’umore dei Bettini padre e figlio, Mirco e Tommaso, qui con mamma Miria.

Loro sono partiti con l’intenzione di condividere un’esperienza fortissima insieme e il loro scopo era solo quello di arrivare in fondo. Ce l’hanno fatta, Tommaso al 50° e Mirco al 51° posto.

Chiude l’elenco degli italiani arrivati in fondo Giuseppe Pozzo, 65°.

Per noi da casa è stato un po’ un fantasma: l’unica sua foto arrivata in 12 tappe è quella sopra, tra l’altro durante la prima giornata a cronometro. Inoltre spesso non figurava nelle classifiche: un giorno deve avere rotto, altrimenti erano boucle dove lui restava al campo a riposare.

Però lo vediamo al centro nella foto degli italiani arrivati a Dakar.

Da sinistra: Luca Seppele (austriaco di origini italiane), Menichini, Montanari, Cerutti con una mano non sua sulla faccia, Dogliotti, Bottino, Vignone, Pozzo, Antonello, Botturi, Bettini T., Bettini M. e Lottero.

Ovviamente vengono in mente le foto scattate da Gigi Soldano sulla stessa spiaggia ma 40 anni prima, tipo questa del 1987.

Con l’Africa Eco Race 2026 chiudiamo qui. Ultimissima foto: non possiamo non pubblicare il sexyssimo Alessio Corradini, a destra, che ci ha permesso di fare tutti questi servizi lunghissimi. Sono state giornate intense, per lui. Oltre che per i piloti, eh!

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