True bike stories. Not serious

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Gautier Paulin vince la decima tappa dell'AER.
Gautier Paulin vince la decima tappa dell'AER.

AFRICA RACE 2026, TAPPA 10: MA DAVVERO È PRIMO PAOLINO?

Una nota sbagliata manda la tappa nel caos e permette a Gautier Paulin di portarsi in testa alla classifica, facendo uscire dai gangheri Jean-Loup Lepan. Siamo però in attesa degli esiti dei reclami

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Le dune rappresentano il Nirvana motociclistico (foto Alessio Corradini, Rally Cool).

Giusto ieri scrivevamo: “Anche Gautier Paulin era qui per imparare. Ha vinto due tappe e per ora è terzo. Ha detto che sta capendo come funziona tutto quanto ed è probabile che nel 2027, se tornerà, lo farà per vincere”.
Gautier ha sicuramente letto Zampetting.com, si è scocciato e ha detto: “Questi non capiscono niente. Adesso faccio vedere loro che alla vittoria ci arrivo adesso, subito”. Ed è stato di parola!
Bene, questo era uno dei modi che avevamo in mente per iniziare a parlare di questa tappa incredibile, che ci conferma che la AER di quest’anno è la più avvincente di sempre. Una gara che ricorda quelle del passato, dove ogni giorno potevano succedere bordelli immani. Alla Dakar, quella araba, il livello dei professionisti è tale che sbagliano pochissimo e accadono meno casini. Alle AER degli anni scorsi c’erano uno o due piloti troppo forti rispetto agli altri, che monopolizzavano le tappe.
Qua, invece, c’è il giusto equilibrio. Cerutti e Botturi hanno trovato pane per i loro denti, ma sono tutti esseri umani. Anche se viene il dubbio che Paulin sia meno umano degli altri e che sia solo uno che sta imparando in fretta e che magari, l’anno prossimo, andrà alla Dakar. Insieme a Thomas Marini?

Sono le due e mezza di notte

Un altro modo per iniziare è raccontare che abbiamo aspettato fino a notte fonda prima di iniziare a scrivere, perché oggi c’è stato un tale putiferio che ben due squadre hanno fatto reclamo, invocando un cambio di classifica. E gli organizzatori non hanno risposto “Fottetevi”, ma “Adesso ci pensiamo e questa notte vi facciamo sapere. Ma sono le due e mezza, la classifica è sempre la stessa e allora azzardiamo a raccontare cos’è successo.
Alla Dakar che non arriva a Dakar, se a due tappe dalla fine hai 20 minuti di vantaggio e non hai sfighe (cadute o guasti), la gara non la perdi. Alla partenza di tappa 10, Jean-Loup Lepan aveva quel vantaggio nei confronti di quel gallo di Gallas e addirittura più di mezz’ora nei confronti di Paolino, alias Gauter Paulin.

Alla fine di tappa 10, però, Paulin è in testa alla AER (foto Corradini). Come diavolo è possibile?

Cominciamo col dire che la speciale è un altro anellone dopo quello di due giorni fa, intorno a Ouad Naga, per una lunghezza di 445 km. Il che, come già due giorni fa, porta alcuni piloti a non partire, per riposarsi, in cambio di penalità oscillanti tra le 9 e le 13 ore. Tra loro ci sono anche Giovanni Pozzo e Thomas Marini. Per quest’ultimo non sappiamo se gli è passata la voglia o se ha rotto la moto così tanto che al mattino non era ancora stata riparata.

Jean-Loup aveva la vittoria in tasca

Lepan apre la pista, è sereno, parte tre minuti prima del secondo, che è Gallas. Il francese è scatenato, dopo 90 km è in testa alla speciale con un vantaggio enorme. In quei pochi km ha staccato di ben 7 minuti il tedesco, cosa notevole visto che è lui ad aprire la pista. Adesso, nella generale, ha quasi mezz’ora sul secondo.

Per cui gli dedichiamo questa foto di tappa 9, quando era felice, surfava le dune e stava andando in testa alla generale (foto Corradini).

Ma nei successivi punti di controllo è stato superato da diversi piloti, anche se non così tanto da perdere la AER.
Adesso arriva la parte difficile, ovvero stai su un divano a Milano e cerchi di capire cosa sta succedendo in Mauritania. C’è un punto, non sappiamo a quale chilometro, ma dopo il rifornimento (quindi dopo il km 245), dove c’è una nota strana, di quelle che lì per lì vai in una certa direzione, ma poi non tornano i conti e non capisci più cosa devi fare. Lepan sbaglia alla grande e lo fa con tale slancio che la sua speciale risulta di 505 km al posto di 445. Sbagliare strada, pascolare in giro per ritrovarla e allungare di 60 km sono robe da Dakar anni ’80. Dietro di lui si infila il grosso degli inseguitori ma siccome Lepan è scatenato e sta correndo come un pazzo, si infila più negli altri nel poco soddisfacente esercizio di allontanarsi dalla retta via.
Da quello che abbiamo capito, quando realizza che la nota è sbagliata esce di testa, ma lo avremmo fatto anche noi. Perché l’organizzazione, quando si rende conto di avere messo una nota sbagliata nel road book, manda un elicottero ad avvisare i piloti. Lepan se lo vede passare sulla testa, ma non gli dicono nulla. Però lui capisce. È veramente un’amara beffa del destino: se sei in testa a un gruppo e salta fuori che si deve tornare indietro, tu diventi l’ultimo. Ci immaginiamo la scena, con Lepan ultimissimo che guida a cannone, disperato, urlando “Merde, merde, merde, merde”.

Il tasto dell’Apocalisse

Alle 15, come ogni giorno, andiamo sul sito della AER a guardare le classifiche e non capiamo: c’è Paulin in testa e Lepan sprofondato dietro di lui. Contattiamo subito il Mostruoso Corradini, aspettandoci la solita risposta che ci dà tutti i giorni: “Sono a fa’ le foto, poi devo fa’ 300 km, arriverò di notte, non so un cazzo di come stia andando la gara”.

E quando è tardi, son passati tutti e deve raggiungere la fine della tappa, quelle che trova in Mauritania non sono autostrade (foto Flore Layole, Rally Cool).


Questa volta è diverso. Sta bestemmiando, ce l’ha con un pilota che gli ha rovinato la giornata. “Il 176 ha premuto il bottone dell’emergenza per farsi dire la strada”.

Ma… Alessio, il 176 è Lepan!

“Siamo partiti di corsa in elicottero, io e il direttore di gara e mi sono fottuto l’unica giornata per fare foto belle”. A parte che di foto belle ne ha fatte a valanga, nei giorni scorsi, ma non siamo riusciti a farci spiegare diverse cose.
Lepan, che ogni giorno temo di chiamare distrattamente Lepen, ha veramente schiacciato il pulsante dei soccorsi per farsi indicare la strada? Si tratta di quel tasto che, una volta premuto, fa partire la macchina dei soccorsi per venirti a prendere e tu, automaticamente, sei fuorigara. Lepen avrebbe fatto veramente questa cosa? Ed è ancora in gara?
Altra domanda: ma se un pilota schiaccia quel tasto, è normale che un elicottero venga a prenderlo con a bordo il direttore di gara e un fotografo?

Ma torniamo a “merde, merde”

Adesso abbiamo dei piloti che hanno invertito la loro posizione in classifica e un Lepan che corre come un pazzo cercando di rimediare a quello che è un grandissimo errore, ma non per sua colpa. La beffa è che a 60 km da fine speciale, ovvero la distanza che lui ha fatto in eccesso, la sua mousse posteriore si scioglie e lui rallenta bruscamente. Tenta di arrivare al traguardo lo stesso, ma straccia la gomma, la fa a pezzi, prosegue sul cerchione, non gliene va bene una. Nonostante tutto, arriva 15°, staccato di 54 minuti da Paulin (quello che ha saputo gestire meglio la navigazione) e subito davanti al 55enne David Frétigné. Ma è incazzato nero, ovviamente. Non tanto per la nota sbagliata, ma per il modo in cui l’organizzazione ha rimediato, condannandolo a perdere l’AER.

Stefano Dogliotti, quello che vende le Kove, pare che sia al suo primo rally. Ha impiegato le prime tappe a capire i meccanismi e in questi ultimi giorni si sta scatenando, tanto da diventare il migliore privato italiano.

Quando è ripartito dal rifornimento della decima tappa, era risalito fino alla quattordicesima posizione nella classifica generale. Ma poi è arrivato alla nota sbagliata, quella dei grandi casini e ha incrociato Francesco Montanari, che che gli ha detto “Si va di là” ma era sbagliato. “Sono un principiante e mi sono fidato, mai più!” ha raccontato, dato che l’errore gli è costato 40 km in più. Ha concluso 26° e adesso è 18° nella generale.

Cinque posizioni dietro di lui ha concluso Andrea Vignone, che qui vediamo a Ouad Naga mentre controlla se la sua GASGAS ha la catena o il cardano.


Copiamo e incolliamo quello che ha scritto su Whatsapp, perché è interessante: “Per il primo giorno ho fatto di testa mia e dove tutti si sono persi, io ero confident e ho solo seguito la mia bussola, per ritrovarmi sulla linea corretta dopo 12 km trovando un’antenna che era evidenziata sul roadbook. Erano tutti a girare a caso”.

Interessante anche il racconto di Gerini, il navigatore-maratoneta di Schiumarini: i due sono arrivati nel punto fatidico, quello dell’errore di massa e hanno trovato tracce di moto che andavano a ventaglio in qualsiasi direzione (foto Alexis Blondel).

Anche loro non capivano quale fosse la retta via, era proprio una nota difficile da interpretare. Allora Maurizio ha proposto di fare un diagonalone in mezzo alle tracce, come se si trattasse di calcolare una media e ha azzeccato così bene la strada che, per la prima volta quest’anno, i due hanno vinto una tappa. Adesso sono in dodicesima posizione.

Altro mistero


C’è anche la strana storia di Jacopo Cerutti che, a 200 km dal traguardo, fa un rifornimento di 20 litri, restando fermo dopo 180 km. Era a secco, al rifornimento? Se così fosse la Tuareg, nelle sue mani, farebbe 9 km con un litro. Se invece non fosse stato a secco, allora farebbe meno di nove al litro. Di fatto la sua moto tiene trenta litri e lui non è riuscito a fare il pieno.
Cerutti e Lepan sono arrivati al traguardo incazzati neri e hanno sporto reclamo, che è il motivo per cui stiamo scrivendo questo pezzo di notte. Loro vorrebbero che la prova speciale venisse calcolata fino al rifornimento, quindi al km 245.
Oggi pomeriggio, in classifica generale Cerutti era sceso all’ottavo posto, alle spalle di Botturi (che era diventato il migliore degli italiani) e di Menichini, che quindi era diventato il migliore dei piloti Aprilia.

Nelle ore successive la classifica è cambiata ancora e Jacopo è tornato sesto e migliore motociclista italiano (foto Layole).

Botturi resta al settimo posto, ma dista solo 6 minuti da Cerutti (foto Corradini).

Marco Menichini rimane all’ottavo, a mezzoretta dai suoi connazionali (foto Corradune).

Tappa 11: 345 km per passare dalla Mauritania al Senegal, in trasferimento e poi una speciale ad anello (che palle!) con perno su Mpal, di appena 131 km, dentro la giungla. Se la classifica dovesse restare uguale (nel frattempo, in Italia sono le sei di mattina e ancora non è cambiata) quei pochi km vedranno lo svolgimento di una sfida drammatica.

Kevin Gallas, infatti, partirà alle spalle di Gautier Paulin e gli dovrà mangiare un minuto e mezzo: non è un’impresa impossibile (foto Layole).

A quel punto resteranno i 245 km di trasferimento per Dakar, con la classica speciale-passerella sulla spiaggia di 25 km, che non dovrebbe procurare sorprese. Ma non si sa mai, viste le cose che stanno succedendo quest’anno.

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