True bike stories. Not serious

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Treno vs moto: fianco a fianco, è una vera sfida.
Treno vs moto: fianco a fianco, è una vera sfida.

MOTO VS TRENO 1: LO SCOUTING

E che treno! Viaggia a 30 kmh di crociera tra Novara e Varallo e il gioco è arrivare prima di lui in punti stabiliti a tavolino. Non è facile come potrebbe sembrare…

Indice dei Contenuti

Roberto Dova, detto Albertash, è un caro amico che disegna fumetti fantastici. Guardate questo:

Trasmette il fascino della guida in notturna, con la risicata porzione di mondo illuminata dal faro della moto.

Ma poi, subito dopo, lui ti manda questo. Geniale, vero?

Albertash è un veterano dell’enduro, che ama sia quello agonistico fatto di cronometro, guida tecnica, mulattiere e fettucciati, sia quello romantico-poetico-esplorativo-contemplativo. Una sorta di Dr Jekyll e Mr Hyde che, per fare entrambe le cose, usava due moto profondamente diverse tra loro come una cattivissima KTM EXC300 a due tempi e una piccola Beta RR125 a quattro. Adesso l’ha rimpiazzata con una Honda CRF300L, molto vicina al concetto di moto totale.
Lui ha sempre l’ispirazione per organizzare giri strani, che propone agli amici. Giri con road book a fumetti, cacce al tesoro con quiz culturali… E l’ultimo che gli è venuto in mente è stato una gara di velocità con un treno.

Il treno che va da Novara alla Valsesia

Sinceramente, io non c’ho mai fatto caso, ma la linea ferroviaria tra Novara e Varallo Sesia, che ho attraversato mille volte facendo fuoristrada nella valle del Ticino, non è elettrificata. Non ha i tralicci con i fili, che fanno parte del paesaggio ordinario di una ferrovia. Non è un problema: i treni spinti da motori diesel o elettrici con batterie proprie (e ci sarebbero anche quelli a idrogeno, come i francesi Alstom Coradia iLint) possono fare a meno di quei fili, tant’è che, fino al 2014, questa linea ferroviaria era attiva. Ma i passeggeri erano sempre meno, così tutte le linee pendolari sono state soppresse. Eppure, ogni tanto qualche treno qua sopra ci passa ancora.

È un treno a vapore!

La linea, che è stata completata nel 1886, viene mantenuta in vita solo per delle rievocazioni storiche: più o meno sei volte all’anno, tra marzo e dicembre, è possibile fare i passeggeri sul treno della foto sopra. È un’iniziativa di Fondazione FS Italiane in collaborazione con il Museo Ferroviario Valsesiano e permette di vivere le sensazioni che si provavano a viaggiare in treno un secolo fa. In generale, se le informazioni che ho trovato in rete sono giuste, le locomotive sono le FS 640 (costruite tra il 1907 e il 1910, come quella sopra) o le FS Class “Signorine” 625 (1910-1930), entrambe funzionanti a vapore surriscaldato, mentre le carrozze sono delle Centoporte degli anni Trenta o le Corbellini che risalgono agli anni ’50. Treni simili sono capaci di raggiungere potenze di 600-800 CV (vapore!).

Ci sono molte polemiche intorno alla soppressione di questa linea.

Sembra che i passeggeri fossero in calo per via di orari sballati, ritardi e materiale vetusto, per cui i sindaci dei vari paesi toccati sono sicuri che, con 3 milioni di euro all’anno, si potrebbe far ripartire tutto e senza le magagne preesistenti. La controparte invece dice che sarebbero più le perdite che i guadagni e propone di rimpiazzare i binari con una pista ciclabile.

La Visione Amarcord di Albertash

Nel dicembre del 2024, Albertash e la sua famiglia hanno fatto una gita di Natale sul treno a vapore, che gli ha risvegliato antiche visioni. Lui è di Varallo Pombia (NO) e ha fatto il liceo a Novara, per cui andava a scuola in treno. E racconta: “Era l’autunno del ’79. In quei 30 km di ferrovia, guardando dal treno le stradine dei boschi, delle campagne e delle risaie, cercavo di immaginare dove iniziassero e dove portassero. E così, in quelle domeniche ormai invernali, col 50ino, iniziò il mio adventouring. Andando completamente a naso, con la più pura meraviglia scoprii da solo il mondo fuori casa. Senza mappa, senza trip, senza orologio, senza casco, senza nemmeno conoscere i paesi attorno al mio, solo con curiosità e passione, imitando i viaggi pubblicati sulla rivista Motociclismo”.

All’epoca aveva 14 anni, adesso ne ha 60 ma usa la moto con lo stesso spirito.

E così a dicembre 2024 è successo che, mentre era sul treno a vapore insieme alla famiglia, vedendo tutti quegli sterrati fuori dal finestrino “senza rendermene conto, ho rivissuto emozioni e curiosità che non ricordavo” e ha avuto una visione: fare la gara con questo treno! Così ha studiato il percorso della ferrovia, come voi quando pianificate le rapine ai treni.
Le stazioni, esclusa quella di partenza, erano cinque, spalmate su 54 km. Il gioco pensato all’inizio era semplice: arrivare prima del treno in ogni stazione. Ogni stazione fruttava un punto per chi fosse arrivato per primo.

Spettacolo… Il treno di solito parte alle 9.10 da Novara e tocca le stazioni di San Bernardino (9.30), Fara Novarese (9.45), Romagnano Sesia (10.10), Borgosesia (10.45), Varallo Sesia (11.20).

Stiamo parlando di fare 54 km in 2h10′, alla media di 25 km/h, comprese le soste per caricare i passeggeri. Queste durano 5 minuti per ogni stazione, ma Novara e Varallo non contano perché sono la partenza e l’arrivo e San Bernardino è una stazione fantasma. Quindi le soste saranno solo tre, per un totale di 15 minuti. Ergo, 54 km in 1h55′ significa una media di 28 km/h. Ora: un treno non ha curve strette o salite ripide. Non ha il traffico e non ha i semafori. Non ha un solo motivo per rallentare. Se tiene i 28 km/h di media, coincideranno con quelli di crociera.
Si potrebbe pensare che battere un treno che va a 28 orari di crociera sia facilissimo, ma non lo è, perché quello percorre una linea retta e senza traffico, voi no. L’idea di Albertash era di seguire la ferrovia il più possibile in sterrato, sfruttando le strade parallele o almeno vicine. Ma è difficilissimo calibrare questa cosa. Tracciando il percorso a tavolino, con i sistemi moderni che nel ’79 non esistevano, ha infilato qualche pezzetto croccante qua e là e pure qualche divagazione, per cui i 54 km del treno sono diventati 70 per le moto. La media necessaria per vincere la gara saliva a 32 orari.

Per Artemio la cosa è stata più facile, perché lui il treno lo aspettava in un solo punto.


Durante la primavera del 2025, Albertash e un suo amico sono così partiti da Novara, alle 9.10, con l’intenzione di battere il treno, ma hanno perso. “Non sapevamo bene che ritmi tenere, poi abbiamo fatto delle soste inutili, compresa la benzina…”. Da quello che abbiamo capito, nel gruppo non c’era una motivazione omogenea, ma era solo la prima battaglia della guerra.

Moto vs treno: le stazioni non bastano

Albertash ha commesso il grosso errore di invitare anche noi. L’errore consiste nel fatto che per una cosa simile è impensabile che non si vada là senza le fotocamere nello zaino: che servizio fighissimo sarebbe venuto fuori? Per cui non sarebbe bastato arrivare prima del treno, eh no! Ci voleva l’anticipo necessario per estrarre le mirrorless e fare la foto. Il che significava ripartire solo dopo avere messo via l’attrezzatura. E siccome l’appetito vien mangiando, il massimo sarebbe stato riuscire a fare delle foto con le moto in movimento accanto al treno. Ovvero immettere altri waypoint nel percorso, aumentando quindi i traguardi intermedi della gara.
Quindi per fare un punto non era sufficiente arrivare prima del treno, ma bisognava pure fotografarlo!
La cosa ideale sarebbe stata andare prima, provare il percorso, capire dove poter fare le foto.

Sicché, a luglio 2025 ci siamo trovati alla stazione di Novara da cui, il 12 ottobre, sarebbe partito il treno. Oltre al sottoscritto e ad Albertash, con noi c’era anche un amico di Novara, Alfredino il Malandrino.

L’idea era che qua c’era solo da provare il percorso, senza fare foto, ma io proprio non ce la faccio, non è solo una questione lavorativa. Così mi sono portato dieto una compatta tascabile, oltre allo smartphone. E non mi sono arrabbiato quando Alfredino s’è presentato in maniche corte, quando si sa che in moto le protezioni non bastano mai e per di più non è bello fotografare gente che va in giro come se fosse su un T-Max. Ma, col senno di poi, anche lo scouting era degno di foto degne, perché fa parte anche lui di questo racconto, no? Meno male che almeno avevo la compatta.
Dunque, a Novara l’idea era di salire dentro il treno, fare qualche foto e poi scappare prima che partisse.

Secondo waypoint fotografico (meglio chiamarli WPF per fare prima, da non confondere con WLF) e primo traguardo valido per la gara: la stazione di San Bernardino, al km 13.

Roba da Urbex: una stazione abbandonata in mezzo alla pianura. Problema: come fare a fotografare, in un colpo solo, la stazione, le moto e il treno? Abbiamo girellato sul posto, fino a trovare il punto giusto. Secondo problema, qui ci si arriva con un passaggio a livello. Il 12 ottobre avremmo dovuto fare le foto dentro il treno a Novara, scendere, prendere le moto e arrivare qui prima che venisse abbassata la sbarra.
Essendo uno scouting, quel giorno di luglio non avevamo fretta e potevamo divagare. La Roggia Mora costeggia la ferrovia e, a sua volta, è costeggiata da una strada sterrata: perfetto, era quello che ci serviva.

Al km 17 da Novara, ormai a Proh, c’è il ponte romano sulla Roggia Mora. Ma non andava bene come WPF, perché è un po’ lontano dalla ferrovia.

Continuando a costeggiare la Roggia Mora siamo arrivati a Briona, che ha un bel castello del 1400.

Pensate che bella una foto così, ma col treno di fianco, ovviamente anche lui mentre solleva spruzzi enormi.

Ecco il WPF 3. Qua saremmo veramente riusciti a fare il pelo al treno. Eravamo al km 20, poco lontano da Briona. Era evidente che, il giorno della gara, la cosa migliore sarebbe stata usare gli interfoni, per coordinarsi al massimo.

WPF 4, la stazione di Fara Novarese, al km 22. Attiva solo quelle sei volte all’anno che passa il treno a vapore, altrimenti è un luogo abbandonato.

WPF 6, km 30, alle porte di Breclema siamo passati sotto l’autostrada A26 dei Trafori, quella che parte dal mare della Liguria, passa per Alessandria e Vercelli, arriva al Lago Maggiore e diventa la superstrada per il Passo del Sempione.

Questo giochino di cercare waypoint fotografici, avendo una meta da raggiungere, era molto divertente. In più questo traguardo era fotogenico, visto che passava sotto l’autostrada. La foto avrebbe avuto due cose interessanti: il contrasto tra un treno vecchio di oltre un secolo con il cemento armato… e il vapore che, non potendo disperdersi verso l’alto, avrebbe invaso il sottopasso. Immaginavamo il muso del treno incorniciato dal fumo, come quello di un tabagista di lungo corso. Ma non credo che saremmo riusciti ad arrivare in tempo: il WPF 6 arrivava subito dopo il WPF 5, di cui per ora non mettiamo la foto, ma che era troppo bello per non fotografarlo. La distanza tra i due non giocava a nostro favore: 1,7 km per il treno e 2,1 per noi. Con le fotocamere da mettere via… Uhm, dubitavamo che ce l’avremmo fatta.

Arrivati a Romagnano Sesia facevamo una cosa che non ci saremmo mai potuti permettere, il 12 ottobre: una sosta godereccia alla Cremeria Corradini, per mangiarci un bel gelato.

Nella stazione di Romagnano Sesia, che rappresenta il WPF 7 (km 35), c’è parcheggiata una FS 880, costruita tra il 1916 e il 1922: è stata la prima della serie 800 a passare dal vapore condensato a quello surriscaldato. Il che dice, a ignoranti sui treni come noi, che anche tra i motori a vapore c’era una costante evoluzione tecnologica, un po’ come quando le moto sono passate dai carburatori all’iniezione, dai freni a tamburo a quelli a disco, ecc.

Lo Chalet, stupendo edificio in legno risalente ai primi del Novecento, si trova dentro la stazione di Romagnano Sesia ed è stato inserito nel catalogo generale dei beni culturali, architettonici e paesaggistici da tutelare. Ciò non ha impedito a dei minchioni di imbrattarlo con piselli, bestemmie e svastiche.

Al km 54 abbiamo visto il santuario di Sant’Anna a Montrigone e siamo saliti lassù, per dare un’occhiata.

È stato eretto come ex voto, in conseguenza della peste del 1629-31 e, come in altri santuari della zona – Varallo Sesia su tutti – è caratterizzato dalla via crucis, con 14 edicole, che arriva lassù dal fondovalle. Tuttavia, ciò non gli basta per essere contemplato nell’elenco degli 8 Sacri Monti di Piemonte-Lombardia nominati patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

Ma ci sono anche delle nicchie, scavate sui fianchi esterni della chiesa, che contengono statue legate a episodi del Vangelo: qua vediamo una Maddalena penitente, con tanto di teschio.

Abbiamo identificato il WPF 8 su un ponte di metallo sopra la Roggia Mora e il WPF 9 nella stazione di Borgosesia. Poi, al WPF 10 è sorto un dilemma.

Questo: dalle parti di Vanzone, km 59, c’è un tunnel. Dovevamo scegliere se fare la foto all’ingresso o all’uscita (vedi sopra). E ci piacevano entrambe.

Dopo il km 68, a Gambararo, ci sono delle sterrate che passano di qua e di là dalla ferrovia, con piccoli sottopassaggi. Valeva la pena sceglierne uno per il WPF 11.

Al km 69 un posto curioso: una specie di rampa da skateboard sotto il paese di Regione Scopelletto. Ma era troppo lontano dalla ferrovia, per cui segavamo via questo passaggio. Alla periferia di Varallo, però, c’è un passaggio a livello che sarebbe valso come WPF 12.

Al km 71 finiva lo scouting, dentro la stazione dei treni di Varallo Sesia: il WPF 13. Da là sotto si vedeva il grandioso Sacro Monte di Varallo, immensa struttura monumentale iniziata nel Rinascimento e caratterizzata, tra le altre cose, dalla via crucis con 44 cappelle e 800 statue.

Tra i pacchetti di viaggio previsti da Fondazione FS c’è quello per cui viaggi sul treno, visiti Varallo e il Sacro Monte e poi torni a Novara, sempre con lo stesso treno, che riparte alle 17 e arriva alle 18.55 (quindi è più veloce, perché è in leggera discesa). Il prezzo del biglietto è di 29 euro (e 20 se ridotto). In stazione c’è anche un piccolo museo.

Novara-Varallo è un grande classico dei treni d’epoca, ma l’Associazione Museo Ferroviario Valsesiano ha da poco messo in piedi la Via del Riso, da Novara a Pavia in due ore e mezza, con soste a Vercelli e Mortara. Compreso il ritorno viene 45 euro, 30 per i bambini dai 4 ai 12 anni.

Il 13 dicembre del 2025, poi, per “festeggiare” la chiusura della stazione di Porta Genova a Milano (dopo 155 anni: un altro pezzo di Storia che se ne va), Fondazione FS e FS Treni Turistici Italiani hanno organizzato un convoglio composto da una locomotiva FS 640 come la nostra e un mix di carrozze Corbellini e Centoporte. Ma molti milanesi, frustrati dai blocchi del traffico a scopo anti inquinamento, non hanno trovato coerente bruciare tutto quel carbone in cielo e si sono sentiti presi per i fondelli.

Toni simili si leggono nell’articolo che Lorenzo Lazzeri di Globalist ha scritto sul Treno Natura, che è arrivato a Ormea nella tarda primavera del 2025. Ovvero che il carbone vaporizzato inquina parecchio.

Si noti come il treno di Ormea stia trainando vagoni sia Centoporte sia Corbellini.

Il ritorno dallo scouting

Abbiamo mangiato panini nel bar della stazione di Varallo Sesia e abbiamo ragionato su quanto appena fatto: troppe divagazioni in fuoristrada. Il dubbio era di perdere troppo tempo e perdere la gara. C’erano in ballo 12 punti (perché il WPF 1 di Novara era quello della partenza e, quindi, non valeva punti) e dovevamo studiare un percorso più corto e aderente alla ferrovia.
Ma c’era anche da tornare a casa e abbiamo iniziato con una traversata dalla Valsesia al Lago d’Orta, passando per il Passo della Colma (931 m).

Un canalone scoperto per caso.

Casetta nel bosco.

Divagazione a piedi alle cascate del torrente Fissa.

Altra casetta nel bosco. Al termine della traversata, Alfredino Maniche Corte ostentava fiero le braccia insanguinate dalle spine.

Altro passo: la Colma di Valpiana (871 m), tutto asfaltato. Bellissimo da guidare, ma solo se amate le discese con le curve strettissime. Lungo la salita si divaga per l’ennesimo santuario, quello della Madonna del Sasso, da cui si vede il Lago d’Orta.

Sorpresa del ritorno: abbiamo attraversato il gruppo montuoso del Fenera e al paese-valico di Castagnola (755 m) c’era la chiesa di San Lorenzo.

Eravamo in un minuscolo paesino isolato in mezzo alle montagne e non ci aspettavamo di trovare una chiesa così raffinata, ampliata nell’Ottocento da Alessandro Antonelli, progettista della cupola del Duomo di Novara e della Mole Antonelliana a Torino. In più, nel ristorante San Lorenzo, attiguo, abbiamo trovato due squisite persone, marito e moglie, che ci hanno proposto una pasta casalinga con sugo altrettanto casalingo, mentre noi volevamo fare solo merenda. Eravamo lassù, al fresco, su una terrazza ombrosa, a vista di un panorama teoricamente superbo sul Monte Rosa, in pieno relax. Bellissimo. Ma perché “teoricamente”? Perché davanti al Rosa c’è un bellissimo albero, non ricordiamo di quale specie. Il marito ci ha spiegato che la loro intenzione era quella di abbatterlo, onde poter vedere il Rosa, ma “stavo ascoltando musica classica quando l’albero ha iniziato a muoversi a tempo. Non potevamo abbatterlo”. No, decisamente no.

Qui finisce la prima puntata: nella seconda c’è il racconto della gara, una sfida al confronto della quale le Olimpiadi sono tombolate parrocchiali.

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13 risposte

  1. Bellissimo tour fatto in moto deve essere
    Fantastico,
    Mi vene la vogliia di farlo anchxse non potrei.
    Complimenti per il srvizio.

  2. Bellissimo!!!
    Lo scouting si riconferma ancora una volta come l’essenza dell’adventouring e il CRF300 (assieme al K390..) ne è il suo miglior interprete..

  3. La vgt* notturna/diurna, è storia.
    C’era un servizio di Mario alla “notte da leoni”.

    *vgt, è l’estensione del file delle vignette

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