Era l’inverno del 2018 quando Giuseppe Mandurino del MC Guastalla mi telefonò per chiedermi cosa ne pensassi della sua idea di organizzare una cavalcata in fuoristrada sul Po, che gli sarebbe piaciuto chiamare Imponente (in base a un geniale gioco di parole: Im-PO-nente). Lo chiese alla persona sbagliata, perché io adoro quel fiume e le sue atmosfere, di conseguenza non sono obiettivo: infatti gli dissi che mi sembrava un’idea magnifica.

Ma non tutti la pensano come me, visto che la HAT Pavia-Sanremo è diventata Voghera-Sanremo perché pare che diversi, tra i partecipanti, trovassero noiose le sterrate lungo il Po (miscredenti!).
Imponente 2018, la Fanga
La prima Imponente s’è svolta alla fine di agosto 2018 su un anello di 115 km ed è stata un successo, nonostante abbia piovuto quasi tutto il tempo, rendendo il percorso un inferno di fango.

Di solito, quando c’è il maltempo buona parte degli iscritti se ne resta a casa, invece questa volta fecero i bravi.
Per mia indole, io mi esalto quando sul percorso c’è un sacco di fango, quindi mi ricordo quell’evento come una meraviglia.
La zona era strategica, per un amante del Po e delle sue vicende: Guastalla aveva una splendida quadreria e il ricordo di un ponte di barche; in zona c’è l’Isola degli Internati, la cui storia è interessante; c’è Gualtieri, il paese dove orbitava il pittore Ligabue; c’è Brescello, dove girarono la saga di Don Camillo e Peppone.

E qui si trovava Jolanda, la visionaria nave di legno costruita dal Re del Po.
Giuseppe con me fu bravissimo e brigò per farmi girare a bordo di una Royal Enfield Himalayan offerta dal concessionario ufficiale di Reggio Emilia. La moto aveva le gomme da strada e io rimasi di stucco da quanto andasse bene sul fango.

Bastava dare un filo di gas e quella moto strana, con tanti kg e pochi CV, avanzava imperterrita, un po’ come le vecchie Land Rover Defender.

La Imponente mi colpì anche per la folta presenza di moto datate, quasi fosse un raduno di moto d’epoca.
Non lo era ma, evidentemente, le moto di un tempo sono nelle corde del MC Guastalla perché, già nell’aprile del 2019, Giuseppe mi invitò a partecipare all’Iconica, un evento stradale riservato alle moto d’epoca.
Iconica 2019, la scoperta di un mondo precario
Notate che, 8 anni fa, la parola iconica non era diventata insopportabile come oggi, che viene usata ogni due per tre insieme a quant’altro, un attimino e 6 – 7, ma veniva maneggiata a fagiolo.

La manifestazione si basava un anello che partiva da Viadana, faceva il giro di boa a Mantova e tornava a Viadana, per circa 240 km.
Per me fu una folgorazione, perché non avevo mai partecipato ad eventi per moto agee e ciò che più mi entusiasmò fu il respiro di grande avventura che i partecipanti provavano al via, alla guida di moto vecchie persino di quasi un secolo.

Della serie “So che parto, non so se arrivo”. 240 km con moto cariche di gloria non sono uno scherzo!
C’erano moto molto più complesse da guidare rispetto alle attuali: cicchetto al carburatore, avviamento a pedale dopo avere trovato un punto morto, manopola destra del gas, sinistra dell’anticipo, pedale della frizione, comando del cambio a bacchetta, accanto al serbatoio. Come diavolo si facevano a guidare queste moto avendo solo due braccia e due gambe?

Tra i partecipanti c’era anche Elspeth Beard, nota tra i viaggiatori per essere stata la prima donna inglese ad avere fatto il giro del mondo in sella ad una moto.

Io ero a cavallo di una Triumph Speed Twin 1200, che faceva finta di essere vecchia, ma era modernissima. La mia compagna di viaggio, Ilaria Gelain detta Miss Morini, guidava una Moto Morini Tre Mezzo vecchia di 43 anni. Ho capito che, per scrivere un pezzo degno sull’Iconica, avrei dovuto guidare una moto antica anche io.
Iconica 2022, mannaggia a Elton John
Nel 2020 e 2021 la manifestazione è saltata causa Covid-19, ma nel 2022 è tornata, con una formula più intrigante: una Padania-Mare di 242 km il sabato, da Guastalla (RE) a Levanto (SP), con un ritorno da 192 km alla domenica. Giuseppe, generoso come sempre, si stava impegnando a trovarmi una moto d’epoca quando mi sono ricordato che, quasi un anno prima, avevo acquistato un biglietto per l’ultimo, storico concerto di Elton John, a San Siro, che si sarebbe tenuto proprio durante lo stesso sabato dell’Iconica. Il mio piano, quindi, era fare la prima tappa, arrivare a Levanto, fare una tirata fino a Milano, ascoltare Elton e quindi ripartire subito per La Spezia, sede di partenza della seconda tappa, arrivandoci di notte.

Era un giro dell’oca di 660 km, da fare in poche ore: usare una moto d’epoca era un azzardo, così ho ripiegato sulla mia solita Ténéré 700. La foto è di Maurizio Aganetto: a ogni edizione lui UomoMezza tutti i partecipanti mettendoli davanti a uno sfondo creato ad hoc.

Ho fatto l’Iconica 2022 insieme a Carlotta Gandini e Bianca Bini. La prima aveva una Fantic Caballero, ma la moto della seconda era uno spettacolo, una Benelli 750 Sei che aveva un sound tipo Lamborghini.

La sua Benelli di base godeva di ottima salute, ma proprio questa volta ha avuto un problema elettrico per cui il motorino di avviamento non funzionava e la moto perdeva colpi, alternando momenti in cui si spegneva ad altri in cui non aveva potenza e andava spinta in salita.
Ma, come vedete, Bianca era in buona compagnia. Infatti una delle cose fighe dell’Iconica è che qua e là vedi gente ferma a riparare guasti di qualunque tipo. Io questa cosa la trovo davvero intrigante, è il classico racconto di viaggio pieno di ostacoli.

Meno male che, essendo una moto agee, accanto al motorino di avviamento la Benellona aveva il semplice, antico, sano pedale. Vi rendete conto? Un 6 cilindri con il kick starter? Avviarlo è strano, il pedale va giù come burro, come se il motore fosse a due tempi, ma con la leva lunga dei quattro tempi di una volta.

La tappa fu uno stillicidio ma, alla fine, riuscimmo a raggiungere l’Oceano Atlantico e la mitica Dakar.

E io riuscii a vedere l’ultimo concerto di Elton John, a San Siro. La mattina dopo eravamo tutti e tre a La Spezia e portammo a termine anche la seconda tappa, con la sei cilindri che sembrava pronta a esalare l’ultimo respiro.
Iconica 2025, finalmente una moto agee anche per me
Nel 2023 non sono riuscito a partecipare, nel 2024 non è stata fatta ma nel 2025 sono tornato, coronando il mio sogno: grazie all’impegno di Giuseppe e alla gentilezza di Andrea Host-Ivessich di Deus, ho potuto partecipare in sella a una BMW R 25/3 del 1955.

Era una piccola monocilindrica verticale, dotata del gruppo termico di mezza R 50 boxer, trasmissione finale ad albero e capace di una dozzina di cavalli, erogati con molta calma.

Il percorso era tornato alla formula di un unico giorno, ma su appena 130 km: un anello imperniato su Grazzano Visconti (PC), con Pietra Parcellara e Sella dei Generali come parti più caratteristiche dal punto di vista del paesaggio.
Anche in questo caso piovve per buona parte della giornata, ma io la ricordo come un’esperienza bellissima, con questa BMW che pulsava come un cuore umano, da usare con calma perché non frenava, non aveva cavalli e aveva un cambio lento e laborioso, ma era gustosissima.

Come si vede, infatti, sto guidando tutto contento.
Poi, certo, se mi avessero detto “Guarda che non è una moto di 75 anni fa, è una cinese del 2025, si chiama Yīngōu Shǔ ed è nuova di pacca” io avrei pensato che quella moto fosse un cesso. Ma la Storia, quella con la S maiuscola, ha un suo peso quando giudichi come va una motocicletta.

Il percorso era in tappa unica, ma la sera prima, nel teatro di Grazzano Visconti, c’è stato un dibattito molto interessante tra due scrittrici di viaggi in moto. Se sono riuscito a fotografarle così da vicino è perché sul palco, a moderare insieme a Pier Francesco Verlato, c’ero anche io.
Anne-France Dautheville è stata la prima donna francese a fare il giro del mondo in moto. Lo ha fatto nei primi anni ’70 e ha usato una Kawasaki GA5 da100 cc, a due tempi. Nel libro che racconta il suo viaggio appare sempre allegra, anche quando deve affrontare grossi problemi.
Elspeth Beard è stata la prima donna inglese a fare il giro del mondo in moto. Lo ha fatto nei primi anni ’80 e ha usato una BMW R 60 / 3. Nel libro che racconta il suo viaggio appare sempre tesa, preoccupata, maltrattata e denutrita.
I due libri, editi entrambi da La Mala Suerte Ediciones, sono interessantissimi però quello di Elspeth mi ha commosso parecchio.

Per la prima volta nella (mia) Storia delle Iconica, non ero più in compagnia di attraenti fanciulle, ma di due superbi maschioni. Questo è Fabio Gervaso, che ha tentato l’avventura con la Lambretta 125 del 1947 che usava suo papà da giovincello.
Gli è andata male: dopo essersi regolarmente avviata, quella Lambretta vecchia di 78 anni (!!!) si è emozionata, si è scarburata e ha deciso di spegnersi subito dopo questo UomoMezzo, insinuando nelle nostre menti il dubbio che si tratti di una pratica fotografica demoniaca.

Il terzo membro della spedizione era Riccardo Mandurino, figlio di Giuseppe, la cui Yamaha XT500 appariva, al confronto con le nostre BMW e Lambretta, un modernissimo missile terra-aria.

Se non c’è qualcuno fermo con la moto che non va, non è l’Iconica. Qui vediamo una Sertum che soffre la pioggia, il freddo e le quote estreme (1.200 m).
Ovviamente a me non può succedere nulla, perché sono un giornalista, quindi appartengo a una casta intoccabile dalle critiche e dai guasti.
Infatti nella discesa dalla Sella dei Generali, a 40 km dalla fine, le vibrazioni del motore della mia BMW han fatto saltare via una scatoletta di metallo che copriva dei rubenmafuster elettrici.

Li chiamo “rubenmafuster” perché, ammetto la mia ignoranza, non so cosa siano. Probabilmemte è la centralina che controlla l’anti impennamento e le sospensioni elettroniche.
Il problema non è stato la perdita della scatoletta, che era messa a pressione, ma il fatto che io, nel rimontarla, ho inavvertitamente toccato con il suo metallo qualcosa d’altrettanto metallico e la cosa ha provocato un corto circuito e, di conseguenza, il mio ritiro, quando ormai ero convinto che sarei arrivato indenne al traguardo finale.
Quella è stata la mia unica esperienza con una moto d’epoca perché, per il 2026, ho capito che per fare bene le foto agli altri partecipanti serve la moto moderna, che ti permetta di recuperare terreno e superare tutti dopo ogni sosta fotografica. Ma all’edizione 2026 dedico tutta la prossima puntata.