True bike stories. Not serious

True bike stories. Not serious

True bike stories. Not serious

True bike stories.
Not serious

True bike stories.
Not serious

True bike stories. Not serious

dakar-2026-edgar-canet-apertura-prologo

DAKAR 2026, TAPPA 2, DANIEL SANDERS IN TESTA

L'australiano ha dominato nel 2025 e attualmente è in testa alla gara, ma siamo tutti impressionati dal pilota catalano Edgar Canet, che ha solo 20 anni e ha vinto prologo e prima tappa

Indice dei Contenuti

Che situazione bizzarra è essere dei patiti della Dakar fin dalla sua nascita e continuare a seguirla, perché è cambiata così tanto che alcuni dei valori che la rendevano un evento epico sono scomparsi quasi del tutto e, di conseguenza, anche il fascino. Il primo è il fatto che si disputi in un’unica nazione, mentre prima partivi dall’Europa e arrivavi nell’Africa quasi tropicale attraversando il Sahara e svariate nazioni.

Dall’Oceano al lago

La corsa era nata come una traversata oceanica in barca a vela, in cui tu partivi sapendo che dovevi andare da un continente all’altro attraversando un mare mosso, sconfinato e pieno di ostacoli dai quali era impossibile sfuggire. Anche i piloti ufficiali erano costretti a improvvisare e ad arrangiarsi nel caso di guasti o gravi errori di rotta. Ora è come se si regatasse in un grande lago, anche lui con mare mosso, facendo un grande giro in tondo e con tappe ad anello intorno alle boe. Se sei ne guai, hai diverse possibilità di uscirne.

Dalle vaccone incinte alle cross carenate

Un’altra cosa che rende la Dakar di oggi meno intrigante sono le moto. S’è raggiunto uno stato dell’arte che premia delle 450 da cross dotate di serbatoi centralizzati e attillati. Vanno benissimo, sono splendide, ma ormai s’è raggiunto l’apice e le moto sono più o meno sempre le stesse, tra l’altro senza ricadute commerciali perché sono prototipi fini a se stessi. Quindi a ogni gennaio non ci viene da morire dalla curiosità per sapere che moto ci saranno.
Negli anni ’80, invece, a ogni edizione sapevi che le Case protagoniste avrebbero presentato la propria ricetta personale per vincere la gara. C’erano le monocilindriche leggere contro le bicilindriche potenti. C’erano mono da 800 cc, bicilindriche in linea, a V e boxer, persino quattro cilindri. E buona parte di quelle aveva delle derivate in vendita dai concessionari. Poi c’erano gli accrocchi artigianali, anche quelli molto interessanti.

Troppi superuomini = nessun superuomo

Le caratteristiche delle vecchie edizioni e i metodi di allenamento meno professionali facevano sì che ad emergere fossero dei talenti eccezionali, capaci di brillare sotto tutti i punti di vista: la tecnica di guida, la resistenza fisica e psicologica, l’abilità nel navigare, l’intelligenza tattica, la capacità di restare calmi e lucidi anche in situazioni da panico, le competenze meccaniche, la fantasia nel risolvere guasti con pochi mezzi a disposizione. Questa cosa faceva sì che poche persone spiccassero sulla massa per la loro personalità e non è un caso se alcuni siano riusciti a vincere la corsa per quattro, cinque, persino sei volte, diventando delle leggende.
Oggi esistono metodi di preparazione che consentono di rendere bene anche a chi non è un talento puro, quindi c’è un appiattimento verso l’alto.
Il top rider moderno è più abile nella guida pura e fisicamente è più preparato, ma alcune delle doti che abbiamo elencato prima non gli servono più. La navigazione richiede meno capacità di improvvisare ma più concentrazione. È più sportivo e meno avventuroso, ma diversi vincitori di oggi non riescono a bucarci il cervello come quelli di una volta. Confessiamo che ricordiamo bene le classifiche di una volta, mentre oggi confondiamo le annate delle vittorie dei vari Matthias Walkner o Sam Sunderland. Uno dei piloti recenti che ci ha ricordato quelli “genio e sregolatezza” del passato è stato Toby Price.

Il 18enne anomalo

Ma in questa Dakar non possiamo non essere colpiti da Edgar Canet e dalla sua storia. A 7 anni gli danno una moto e decide che non farà il calciatore professionista come suo fratello, ma il crossista. A 10 anni viene notato da Nani Roma, che lo aiuta a crescere. A 14 anni vince il titolo spagnolo di cross classe 85 cc.
A 15 cade malamente, si rompe 5 vertebre e qualche medico gli dice che probabilmente resterà su una sedia a rotelle. Dopo tre operazioni torna come prima e capisce che può diventare un protagonista nel mondiale di cross. A 18 anni – e qui la cosa stupisce, vista la giovane età – decide che preferisce i rally al cross. Un sacco di gente gli dice che è scemo e che sta bruciando una carriera, ma lui è convinto: gli piacciono di più i rally. Fin da subito, in effetti, si dimostra molto abile nella navigazione.
Inizia con un secondo posto al 1000 Dunes e una vittoria all’Oasis Rally. Prosegue con piazzamenti di prestigio al Campionato del Mondo.
A 19 anni debutta alla Dakar 2025, sale sul podio di alcune tappe e si piazza all’ottavo posto assoluto.
Quest’anno ha vinto il prologo, diventando il più giovane vincitore di tappa della storia della Dakar a soli 20 anni. Si è ripetuto nella seconda giornata ed è arrivato secondo nella terza. Siamo solo agli inizi, ma c’è di che essere già impressionati. Oltretutto se lo guardi in faccia non sembra un ventenne, ma un quattordicenne e ha pure la faccia simpatica!

Se non fai ancora parte della nostra community ma desideri interagire e commentare i nostri articoli, ti invitiamo a creare il tuo Account qui. Riceverai una E-mail di conferma di avvenuta registrazione.

 💡Molte volte l’email contenente il link di attivazione potrebbe metterci un po’ di tempo ad arrivare, ma se il ritardo è anomalo, controlla il folder dello SPAM della tua Inbox, potrebbe essere finita lì a causa dei filtri del tuo Email provider.

🕵️‍♂️Ti ricordiamo che non puoi aggiungere nessun commento come utente anonimo.

🕵️‍♂️Ti ricordiamo che non puoi aggiungere nessun commento come utente anonimo. Ogni contributo che contenga linguaggio offensivo, discriminatorio o inappropriato Non sarà pubblicato. Gli autori del sito si riservano il diritto di moderare e approvare i commenti prima della loro pubblicazione.

2 risposte

  1. I piloti spagnoli sono in uno stato di grazia incredibile. Primeggiano nella velocità, nei rally, nell ‘enduro e nel trial ( lì praticamente da sempre).
    Complimenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *