Un anno fa Daniel Sanders vinse le prime tre tappe, vivendo poi di rendita e ammazzando la gara. Quest’anno invece ogni volta che va in testa c’è sempre qualcuno che lo raggiunge e lo passa, ma solo per una tappa. Poi è sempre Daniel a tornare su. Andrà avanti così fino alla fine?
Quando guardiamo le gare di MotoGP, se i migliori viaggiano in gruppo, bagarrano e arrivano al traguardo con pochi distacchi ci divertiamo. Se la stessa cosa succede alla Dakar, ci incazziamo. Alla Dakar devono succedere Cose.
Oggi ne sono successe
Sì, per noi del divano è stata una tappa divertente. Luciano Benavides, dopo avere vinto due tappe di fila infliggendo distacchi importanti agli altri… Aspettate un attimo, chiariamo cosa intendiamo con “importanti”. Essendo noi seguaci della Dakar fin dagli anni ’80, eravamo abituati a tappe in cui il primo poteva arrivare anche tre ore prima del secondo. Tipo quelle in cui Auriol e Orioli avevano i loro lampi di intelligenza sulla navigazione e facevano veramente la differenza (sono anni che mi chiedo se “Orioli” è la traduzione italiana di “Auriol”). Poi, lo sappiamo, il livello dei piloti s’è alzato ed è normale che il vincitore di tappa dia solo 15 secondi a quello dopo di lui. Per cui, nelle Dakar moderne, se dai cinque minuti al secondo sei un missile.
Canyon, rocce
Quindi oggi Benavides ha aperto la tappa guardato dagli altri come un dio, ma pare che si sia infilato nel canyon sbagliato, insieme a Daniel Sanders. Quando ne sono usciti, a quel punto la tappa era andata perché nel frattempo erano arrivati quelli dietro. Tutto il lavoro fatto da Benavides in due tappe epiche è andato in fumo. Alla fine la tappa è stata vinta da Tosha Shareina con quattro minuti e mezzo su Daniel Sanders, che è tornato in testa alla generale, con circa sei minuti e mezzo su Ricky Brabec, sette su Luciano Benavides e un quarto d’ora su Shareina.
Va detto che la tappa è iniziata con un fondo molto roccioso e siccome è la prima della marathon numero due, i piloti guidavano con le chiappe strette, per evitare di spaccare gomme o cerchi. Ma Edgar Canet ha deciso di rischiare, ha aperto il gas e, dopo avere passato alcuni top rider, s’è ritrovato fermo con il cerchio anteriore spaccato. Quelli che aveva superato gli sono sfilati di fianco ed è probabile che, guardandolo fissare attonito la sua ruota anteriore, abbiano pensato alla favola della Cicala e della Formica.
Rimpianti
Nel frattempo, Lucci continua a correre fuori classifica e oggi ha fatto un bel diciottesimo posto, che peccato. Gli altri cinque resistono.
Finora si sono ritirati 18 motociclisti su 115: non vorremmo sbagliare, ma ci sembrano pochissimi abbandoni. Come se quest’anno la gara sia meno dura del solito. Sarà interessante, alla fine, chiedere a Cesare Zacchetti cosa ne pensi se considerate che, un anno fa, disse che la gara era diventata troppo dura e che non voleva più farla.
Un altro dato interessante è Andrea Gava che usa delle gomme posteriori Mitas “più strette” per evitare di romperle.