True bike stories. Not serious

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coccodrillo coccodrillo apertura

TUTTO QUEL CHE C’È DA SAPERE SULLA “COCCODRILLO-COCCODRILLO”

C'erano già la Parigi-Dakar, la Milano-Taranto, la Pechino-Parigi, la Sanremo-Sestriere, la Trento-Trieste. Adesso c'è anche la Coccodrillo-Coccodrillo!

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Quando abbiamo scoperto che, in Lombardia, esistono due chiese equipaggiate ciascuna con un coccodrillo appeso al soffitto, la nostra mente malata ha pensato subito a come collegarle tra loro, ovviamente in motocicletta.

È una vera e propria perversione, che risale a quando eravamo ragazzini e andavamo a fare la cacca portandoci in bagno, al posto del catalogo Vestro, la mappa al 200.000 del TCI, per studiare percorsi.

Quando abbiamo iniziato a fare fuoristrada in moto, il trovarne “che non conoscesse nessuno” è diventato un punto d’orgoglio. Con l’avvento della navigazione satellitare, che ha comportato la nascita di allucinanti cartine stradali in scala 1:25.000 di TUTTO IL MONDO, piene di sterrati, il cercare tracciati per i fatti propri ha portato a soddisfazioni incredibili, un vero nirvana. Per cui quel giochino del “Ho scoperto questo posto e poi quell’altro, vediamo di unirli con un percorso figo” è diventato talmente potente da diventare un lavoro. Dagli anni ’80 al 2006, anno della nostra prima cartina digitale, abbiamo scoperto tante stradine. Ma dal 2006 ad oggi ne abbiamo scoperte molte, molte, molte di più. Ovviamente l’idea che siano percorsi “che non conosce nessuno” è pura utopia. Quando partecipiamo a un evento adventouring ci ritroviamo spesso su sterrate che abbiamo scoperto, magari, 10, 20 o 30 anni prima. Ma è normale, le strade sono sempre quelle, nessuno le inventa.

Non solo fuoristrada

La filosofia dei giri firmati Zampetting on the Moon potrebbe non essere capita da tutti, quindi leggete bene le righe successive prima di decidere che volete venire con noi perché, a seconda della vostra indole, potreste essere molto contenti o parecchio delusi.
I nostri non sono giri per moto da strada, ma neanche uscite in fuoristrada puro. Il concetto è quello della stradina isolata e poco trafficata e delle sensazioni che ne conseguono in termini di percezione del paesaggio e piacere di guida. Sono dedicati a chi ama guidare tanto su asfalto quanto in fuoristrada.

Lo scopo è fare traversate da A a B, quindi si cercano percorsi scorrevoli.

Ma le strade asfaltate potrebbero essere molto strette e disastrate, mentre le sterrate non sono mai costanti. Il tempo, gli inverni, le piogge le rovinano e noi non possiamo contare sempre nelle condizioni in cui si presentano al meglio. Per questo ai nostri giri è raccomandabile presentarsi con enduro stradali non troppo grosse e con gomme tassellate. In passato è capitato che ci chiedessero “Ho tale moto e tali gomme, posso fare un certo percorso?”. Mancano gli ingredienti principali: l’esperienza e la bravura di chi guida.
Altra questione, essendo traversate sappiate che, se venite con il carrello/furgone, poi dovrete tornare a prenderlo a fine giro.

Da un alligatore all’altro

Dopo così tanti anni il cervello lavora per spot. Pensi a dove potresti passare, metti insieme le sterrate di questo e quel giro. Un coccodrillo sta qui, uno sta là, in mezzo ci sono Montecampione e la fantastica cucina del rifugio Dosso Rotondo, poi la strada del Baremone (molto famosa), Cima Rest con i suoi fienili, le montagne a ovest del Lago di Garda e le colline delle battaglie del Risorgimento. Ecco, a seguire, qualche foto.

Dopo il ritrovo, una colazione – pic nic e e l’incontro con il primo coccodrillo, seguono 60 km per andare a mangiare, cosa che ci obbliga a risalire le piste da sci di Montecampione. Sono percorribili acquistando un permesso che costa 6 euro.

Il rifugio Dosso Rotondo (1.777 m): è in provincia di Brescia, ma fa da tramite tra Bergamo e Sondrio, culinariamente parlando.

Di bergamasco ci sono i casoncelli

…e della provincia di Sondrio i pizzoccheri. Non c’è bisogno di scegliere, si mangiano entrambi!

Finito di mangiare, per digerire c’è la discesa in picchiata del Passo di Bassinaletto (1.791 m), di cui vediamo una rara visione in piano.

Il dopopranzo prevede 145 km attraverso valichi asfaltati più o meno famosi (chi non conosce il Passabocche?). Questo in foto, però, è il San Zeno (1.418 m). La prima volta che ci siamo passati era sterrato, ma era davvero tanti anni fa.

La strada del valico di Dosso Alto (1.674 m) è nota come Baremone e ha fama di essere terribile. In realtà tecnicamente è facile (è quasi tutta asfaltata), solo che è identica in tutto e per tutto alle stradine dei fumetti, col burrone infinito da una parte e le rocce verticali dall’altra: vietato sbagliare. Se soffrite di vertigini, sappiate che c’è un’alternativa.

La strada è nata nel Cinquecento per mettere in comunicazione le miniere del Lago d’Idro con la Val Trompia. Ma poi, a fine Ottocento, è stata ampliata a scopi militari, perché proprio qui si trovava il confine tra il Regno d’Italia e l’Impero Austro-ungarico. Ampliata sì, ma sempre stretta in assoluto, persino per le moto.

Segue una lunga sessione di asfalto particolarmente tortuoso che si conclude con la salita a Cima Rest (1.204 m), dove si trova il tipico villaggio talmente isolato che, quando vai a fare la spesa e dimentichi qualcosa, ti suicidi.

Il piccolo borgo di Cima Rest è affascinante non solo perché è isolato in vetta a una montagna in stile Fortezza Bastiani, ma anche perché è composto da fienili che sono stati convertiti in albergo diffuso, dove si dorme in camerate da otto. Ed è qui che ceneremo e dormiremo.

La seconda tappa inizia con l’attraversamento del valico del Cavallino della Fobbia (1.090 m), su una stradina che si arrampica dentro un bosco e che passa attraverso la chiesa del Rio Secco.

Segue una parte di sterrati in parte outdoor…

…e in parte indoor, nel senso che è chiusa dentro le foreste.

Piano piano si lasciano le montagne e si passa a sterrati bucolici, immediatamente a ovest del Lago di Garda.

Siamo nella zona delle grandi battaglie del Risorgimento: quella è la torre di San Martino della Battaglia. Il nostro giro però passa più a ovest.

Invece qui vediamo, di sfondo, la torre di Solferino, che comunicava con la precedente, distante 7 km. Noi ci passeremo molto vicino.

L’ultima parte è facile dal punto di vista della guida, ma è divertente.

Queste foto danno un’idea del percorso, ma non vanno prese come definitive finché non faremo lo scouting definitivo, nei giorni precedenti.

Questo per controllare che, dall’epoca dell’ultima ricognizione, sia tutto a posto: nuovi divieti e frane potrebbero bloccare le strade anche il giorno prima, quindi bisogna avere sempre pronto un Piano B.
Il passo non sarà veloce, ma costante: è un giro adatto a piloti esperti, non smanettoni.
Ogni tanto verrete fotografati, è inevitabile, non ce la facciamo a non farlo.
Se piove si va lo stesso. C’è capitato di fare ogni pezzo del percorso con la pioggia, ed è fattibile: basta avere il giusto spirito… e, soprattutto, il giusto equipaggiamento.

Luglio 2025, diluvio sulla strada per il Dosso Rotondo.

Luglio 2025, diluvio sulla strada per il Dosso Rotondo.

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Una risposta

  1. Conosco molto bene le zone,non solo perché abito a BS ma perché ho un debole per la zona dell alto Garda che da 35 anni esplori sia in bici che in motoretta bel giro divertente e soprattutto la sosta a cima rest ha sempre un gran fascino,per le stellate visibili anche dall osservatorio creato apposta in questa zona dove c è poco inquinamento luminoso…. E poi c è anche il chioschetto con terrazza panoramica 🍻

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