True bike stories. Not serious

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Foto storica con motociclista che indossa uno dei primi stivali da moto.

I PRIMI PASSI DELLO STIVALE

Come è successo per giubbe e caschi, anche gli stivali, all’inizio della loro storia, sono stati “mutuati” da altre discipline...

Cacciatori, cavallerizzi, soldati hanno rappresentato un’importante fonte d’ispirazione per chi doveva disegnare la calzatura “alta” che avrebbe vestito i motociclisti, pensata per proteggere il piede e la gamba dalle cadute (molto frequenti a causa delle strade malmesse di un tempo) ma anche dalla stessa moto, ovvero dal contatto diretto con pulegge rotanti, cinghie di cuoio e catene.

C’era poi il problema degli schizzi di fango, olio e benzina, del pantalone (ancora molto “casual”) da contenere, del martoriante avviamento a pedale che esponeva ad un facile sfregamento. Presto alle ghette in cuoio o allo stivale “chiuso” da cavallo si aggiunsero quelli dotati di lacci sul davanti, che rendevano più agevole indossarli e toglierli ma anche adattarli alla misura della gamba.

Furono molto diffusi fino agli anni ‘40, soprattutto fra i piloti di “velocità”. Poi, con le prime gare di Motocross si ricorse a pesanti scarponi militari, adottati quasi subito nelle gare di Regolarità, che avranno vita fino agli anni ’60, quando Alpinestars e RG (Rosti e Ghilardi) inventarono il moderno stivale da fuoristrada, alto fino a quasi il ginocchio, dotato di sette cinghie e altrettante fibbie di regolazione, imbottitura sullo stinco o (a metà degli
anni ‘70) piastra in acciaio… ma questa è un’altra storia, che si merita un’altra foto.

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