Bravo giornalista è colui che scrive le notizie per primo. Ma alla Dakar è pericoloso, perché capita che uno vinca una tappa, ribalti la situazione in classifica, gioisca e poi, in serata, scopra di avere preso una penalizzazione per eccesso di velocità. E tu che hai scritto un pezzo celebrandolo te lo prendi nelle chiappe. L’amico Francesco Catanese, che ha corso svariate Dakar non finendole quasi tutte, ci raccontava che quella gara è una giungla infernale non solo sul percorso, ma anche a livello regolamenti, perché è facilissimo sgarrare in qualcosa e doverlo pagare, spesso con i soldi, ma anche con penalizzazioni sul tempo.
Quest’anno l’episodio più grottesco riguarda Shareina che, dopo essere sopravvissuto alle insidie di una tappa marathon con la gomma squarciata, s’è beccato dieci minuti di penalità per non essere passato in mezzo alle bandiere che si trovano subito dopo il via.
Keyboard’s lions
Abbiamo letto in giro commenti di gente che gli dà del coglione, ma andremmo cauti a insultare un dakariano professionista. Non eravamo lì, non sappiamo come mai Tosha abbia fatto un errore così assurdo. Vengono in mente le Dakar di una quindicina di anni fa, quando Gio’ Sala notò che Ciryl Despres al via passava dove voleva lui perché era un francese vincente in una gara organizzata da francesi. A un certo punto Gio’ fece reclamo e venne accettato. Ma non pensiamo che Tosha si sentisse così padrone del vapore da ignorare deliberatamente le regole. La cosa buffa è che a causa di quella cazzata adesso è quarto in classifica generale. Se non l’avesse fatta e non fosse stato multato di dieci minuti, adesso sarebbe… quarto. Già, nella somma delle tappe Daniel Sanders, Ricky Brabec e Luciano Benavides sono stati comunque più veloci di lui. Tuttavia sarebbe meglio essere quarto a 5’ dal piimo, piuttosto che staccato di un quarto d’ora.
Luciano stacca tutti
418 km di trasferimenti, 456 di prova speciale, con tanta sabbia, un terreno soffice che non spacca le gomme e non scioglie le mousse. Non ci sono stati colpi di scena, però Benavides ha fatto un colpo davvero grosso, vincendo la tappa con un vantaggio sul secondo che è pari alla metà dello svantaggio che aveva da Sanders. Questo però è finito davanti a Brabec, per cui in classifica generale è sempre primo e con un vantaggio leggermente aumentato sull’americano.
Benavides è alla sua seconda vittoria di tappa ed ha sempre vinto con distacchi pesanti: quasi 4 minuti la prima volta, quasi 5 questa. Anche Shareina e Canet (contando il prologo) hanno vinto due volte. Brabec e Sanders una a testa. Finora Daniel non è stato esplosivo come l’anno scorso. L’unica tappa in cui ha stracciato tutti è quella in cui è stato penalizzato per eccesso di velocità!
Giornalismo non di settore
Il migliore degli italiani oggi è stato Paolo Lucci, 29°. Lo stimiamo per la voglia che ha ancora di sbattersi e di rischiare, pur sapendo che non serve a nulla ai fini della classifica perché, come sappiamo, è fuori classifica per i disastri della tappa 4. Gli altri 5 sono ancora in classifica e Montanari è passato dalla 20° alla 21° posizione. Essendo umbro, ha attirato l’attenzione di un sito generalista della stessa regione, che non si occupa di moto, per cui ci ha divertito l’approccio usato dal giornalista, al quale probabilmente è stato detto “Ehi, c’è un tipo di Terni che sta andando bene alla Dakar, vedi di scrivere qualcosa”. E lui, che chiaramente non ha idea di cosa si stia parlando, s’è informato da qualcuno o qualcosa che gli ha spiegato che Montanari sta andando bene perché ha una moto speciale, i cui segreti sono di essere potente, leggera, con i serbatoi sia davanti sia dietro per un bilanciamento ottimale e con una torre di controllo montata sul manubrio. Ok, siamo cattivi, abbiamo riso. Però è così che gli sport escono dal loro orticello ben coltivato e si fanno conoscere da tutti.