True bike stories. Not serious

True bike stories. Not serious

True bike stories. Not serious

True bike stories.
Not serious

True bike stories.
Not serious

True bike stories. Not serious

Thomas Marini rompe il motore alla nona tappa dell'AER.
Thomas Marini rompe il motore alla nona tappa dell'AER.

AFRICA RACE 2026, TAPPA 9: U. F. F. A. OGGI TRAMONTA IL SOGNO ITALIANO

I due italiani messi meglio in classifica hanno problemi alle moto: da oggi finiamo ufficialmente di sperare in un bel risultato. Che peccato. Ma perché i problemi meccanici li abbiamo solo noi?

Indice dei Contenuti

Iniziamo subito con una foto alla Speedy Gonzales (di Alessio Corradini, Rally Cool) e con le parole di due grandi dakariani del passato.

Andrea Balestrieri disse, nel 1984: “Quando faccio quei piattoni a manetta, col motore che gira al massimo per chilometri e chilometri, ho il costante terrore che si schianti di colpo”.
Edi Orioli, 1986: “In quei piattoni a tutto gas mi sembra di correre con una pistola puntata alla tempia”.

Spremuti come i limoni

Ci domandiamo spesso come facciano questi mono 450 cc da 70 CV a reggere alle mostruose velocità dell’Africa Eco Race senza andare arrosto. Nelle tappe 5 e 6 Jean-Loup Lepan e Thomas Marini, gli eroi dei monocilindrici di questa edizione, hanno tenuto velocità medie prossime ai 120 km/h. Ogni volta che noi usiamo un mono sui 400/500 cc e ci andiamo in autostrada a 120 km/h il motore non sembra contentissimo. Figuriamoci tenere quella velocità non di crociera su asfalto, ma di media in fuoristrada!

Quando David Fretigné affrontò la Dakar del 2004 in sella a una Yamaha WR450F a due ruote motrici, sfidando le KTM 660 e 950, venne soprannominato Mister 15 Motori perché la leggenda narra che gli cambiassero un propulsore a tappa, timorosi che un 450 così spinto non potesse reggere neanche due tappe.

Quando i 450 vennero resi obbligatori, per incentivare i costruttori a renderli più affidabili, venne istituito un regolamento che ti puniva di un quarto d’ora se cambiavi motore la prima volta e di 45′ se lo facevi di nuovo. Cambiare motore o meno diventò un cruciale punto tattico delle Dakar intorno al 2013 e Alessandro Botturi ricorda bene i disastri in cui incorse nel tentativo di fare tutta la gara senza cambiarlo, quando si stava giocando la vittoria in sella alla Speedbrain.
In seguito è diventato normale fare tutta la gara con un solo motore, anche se si tratta della tipologia potenzialmente più delicata, il grosso mono spremuto come un limone. Però, ogni tanto, qualcuno esplode.

Ed è toccato proprio a Thomas

Ok, Thomas Marini è della Repubblica di San Marino, ma è italiano, dai. Ed era in testa alla gara. E oggi stava pure vincendo la speciale di 426 km tra Aïdzidine e Ouad Naga..

Ma ha rotto il motore, così come Alessandro Botturi ha avuto guai elettrici qualche giorno fa e Jacopo Cerutti problemi alla pompa della benzina in Tappa Nove. Insomma, perché a noi italiani si rompono le moto?
Thomas era in una situazione splendida. La tappa 8 l’aveva vinta Paulin ed era a quello che toccava aprire la pista, ma in testa alla generale c’era finito proprio lui, Marini. In Tappa Nove partiva dietro, nella posizione ideale per raggiungere quelli davanti e incrementare il vantaggio in classifica. In effetti, al km 86, Thomas era in testa alla speciale con un tempo di appena 40 minuti e mezzo, a una media spaziale di quasi 130 km/h. Eppure, per arrivare al waypoint successivo, che distava appena 16 km, ci ha messo quasi 5 ore, perché ha rotto il motore.
Ormai i giochi sono fatti, per noi.

Un uomo in fuga?

E forse i giochi sono fatti anche per Jean-Loup Lepan, che ha vinto la tappa di oggi e adesso è in testa con quasi 20 minuti di vantaggio su Kevin Gallas e oltre mezz’ora su Gautier Paulin (foto Corradini).

Lepan era al settimo cielo, più per la vittoria di tappa (si stava stressando, era da un po’ che ci provava ma veniva sempre battuto) che per la leadership (perché non è finita finché non è finita).
Mancano poche tappe e questo monocilindrico, braccato da sette bicilindriche, dovrà fare del suo meglio per non esplodere come quello di Thomas.

Tornano in mente le Dakar dello spettacolarissimo Heinz Kinigadner che, col suo KTM 660 mono, teneva testa alle bicilindriche, finché non gli scoppiava il motore. Su sette Dakar, ne ha finite zerantazero.

Gallas ha fatto, forse, un po’ di volpe e uva quando ha detto “In fondo non sono venuto qua per vincere, ma per imparare” (foto Corradini).

Di fatto ha vinto due tappe e s’è trovato pure in testa alla gara con un bel vantaggio, quindi non può non essersi fatto un film su lui che vince la corsa.

Anche Gautier Paulin era qui per imparare. Ha vinto due tappe e per ora è terzo. Ha detto che sta capendo come funziona tutto quanto ed è probabile che nel 2027, se tornerà, lo farà per vincere (foto Corradini).

Mike Wiedemann pochi giorni fa era settimo, adesso è quarto (foto Flore Layole, Rally Cool).

Alessandro il Saggio

Racconto curioso di Botturi, che ha fatto quarto di tappa ed è settimo nella generale: era insieme a Wiedemann e ad Antonio Mayo, poi questi due hanno dato vita a una bagarre (foto Corradini).

Il ritmo s’è alzato e Alessandro ha capito che c’era da farsi male, per cui li ha lasciati andare.

Dopo pochi km ha trovato Mayo per terra, per fortuna senza conseguenze. La cosa buffa è che il portoghese è arrivato a fine speciale in terza posizione, mentre Botturi e Wiedemann si sono piazzati al quarto e settimo posto (foto Corradini).

Cerutti s’è piazzato undicesimo, staccato di mezz’ora da Lepan. Ha dovuto fermarsi due volte per soffiare aria nei passaggi benzina, perché le pompe dei serbatoi non riuscivano a farla circolare (foto Corradini).

Questo è stato il colpo di grazia. Ormai mancano poche tappe e Jacopo è quinto, con un’ora e quaranta minuti di gap. Ed è il migliore dei nostri, quindi sarà dura salire almeno sul podio. Botturi, che come abbiamo già detto è settimo, dista mezz’ora da Cerutti.

Marco Menichini, ottavo a pochi minuti da Botturi, è il terzo italiano nella top ten (foto Layole).

Gli altri italiani sono messi più o meno come ieri, con due novità, una buona e l’altra no.

Quella buona è che Stefano Dogliotti ha guadagnato due posizioni e ora è 17°.

Stefano, che nella vita vende le moto Kove, è quindi il migliore italiano tra i privati. Ha scavalcato l’impennatore Sebastiano Antonello, che è 18° ma è il migliore dei nostri nella malle moto.

Valentin Sertilhanges, nono nell’assoluta, al momento è il leader della malle moto (foto Corradini). Ha un vantaggio di tre quarti d’ora sul suo più vicino inseguitore, il ceko Roman Krejc, decimo assoluto e quinto classificato due tappe fa.

La notizia cattiva è che un altro italiano s’è ritirato, l’elegante Massimo Ferrari (foto Corradini).

La decima tappa sarà un altro anello, tutto intorno a Ouad Naga. Per cui molti ne approfitteranno per dormire, recuperare energie e risparmiare la moto. Però arrivare a Dakar facendo tutte le tappe è un’altra cosa. Il primo in classifica, Lepan, finora ha impiegato poco meno di 33 ore per fare tutte le prove speciali. In 75° posizione c’è Anthony Neves, francese, su una KTM 690R: è l’ultimo classificato tra i motociclisti con motore a scoppio e ha un ritardo di 72 ore! Questo perché ha beccato anche delle forfettarie. Alle sue spalle ci sono i tre con le moto elettriche ancora in gara, che hanno distacchi compresi tra le 144 e le 158 ore da Lepan.

Se non fai ancora parte della nostra community ma desideri interagire e commentare i nostri articoli, ti invitiamo a creare il tuo Account qui. Riceverai una E-mail di conferma di avvenuta registrazione.

 💡Molte volte l’email contenente il link di attivazione potrebbe metterci un po’ di tempo ad arrivare, ma se il ritardo è anomalo, controlla il folder dello SPAM della tua Inbox, potrebbe essere finita lì a causa dei filtri del tuo Email provider.

🕵️‍♂️Ti ricordiamo che non puoi aggiungere nessun commento come utente anonimo.

🕵️‍♂️Ti ricordiamo che non puoi aggiungere nessun commento come utente anonimo. Ogni contributo che contenga linguaggio offensivo, discriminatorio o inappropriato Non sarà pubblicato. Gli autori del sito si riservano il diritto di moderare e approvare i commenti prima della loro pubblicazione.

3 risposte

  1. le foto di Corradini sono fantastiche: complimenti!!!
    nell’immagine di Ferrari si vedono delle specie di ciglia sullo stelo dx…chissà cos’è….

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *