True bike stories. Not serious

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AER 2026: Cerutti primo alla quarta tappa.
AER 2026: Cerutti primo alla quarta tappa.

AFRICA ECO RACE 2026, TAPPA 4: BOTTURI IMMENSO, CERUTTI PRIMO

Si potrebbe girare un film sui rally africani di Alessandro Botturi e fare i calcoli su dove sarebbe potuto arrivare se la Dea Fortuna non lo avesse abbandonato così spesso

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Ci sono speciali che, se fossero lunghe 476 km al posto di 483, avrebbero un peso enormemente diverso. Stiamo parlando della tappa tra Assa e il Parco Nazionale di Khnifiss, che presentava tanti sassi e trappole di navigazione.

Sul sito esploraremarocco.com il parco si presenta così: dune che finiscono nell’Oceano, con fenicotteri. Dubitiamo che piloti e addetti ai lavori abbiano il tempo solo per accorgersi di che posto sia.

Da quello che si evince dai tabulati, a 50 km dalla fine Alessandro “Magno” Botturi era in testa alla tappa, con ben 6 minuti su Gautier Paulin, 7 su Jacopo Cerutti e addirittura 13 su Thomas Marini che, partito primo, è stato raggiunto impietosamente da quelli dietro di lui, vanificando il capolavoro di ieri. Beh, quando mancavano 7 km e il nostro si pregustava trionfo + pranzo con i fiocchi, la sua affidabilissima Ténéré lo ha lasciato a piedi per una panne elettrica. Ma si può? Fottersi una gara simile per un guasto al km 476 su 483? Il destino non può essere così crudele, anche se lui c’è abituato.
Ovviamente, essendo in prova speciale, tutti quelli arrivati dopo di lui lo hanno visto ma non lo hanno aiutato, a parte uno dei protagonisti dell’anno scorso, Nicolas Charlier, che prima lo ha trainato con una corda e poi, quando questa si è spezzata, lo ha trainato a mano.

Nicolas s’è piazzato 14° di tappa e in generale è 13° (foto Alexis Blondel).

Di questa cosa del traino tra piloti la storia della Dakar è piena di aneddoti, ma non si può non pensare a quando, nel 1985, Andrea Balestrieri con la Honda XL620LM e Gianni Gagliotti con la Moto Morini Camel 500 vennero squalificati per essere arrivati a Dakar al traino, dopo essere finiti in mare per evitare dei bambini. Evidentemente oggi raggiungere il traguardo trainati non viene più visto come un’infrazione, però sarebbe bello che a Charlier si desse una neutralizzazione come quando un pilota si ferma a soccorrere un ferito.

Fatto sta che il povero Botturi ha così perso un’ora e adesso è nono nella generale, con un distacco apparentemente incolmabile dal nuovo leader, Jacopo Cerutti (foto Alexis Blondel).

Thomas Marini (nella foto di Alexis Blondel) e Jean-Loup Lepan sono secondo e terzo, entrambi poco sotto i 5 minuti di distacco.

Gautier Paulin ha fatto un bel secondo di tappa e adesso è quinto nella generale, con appena 7 minuti da recuperare. Maaa… Anche a voi, per caso, piaceva di più la Ténéré con i fari tondi?

L’esperto portoghese dakariano Antonio Maio è arrivato terzo ed è settimo nella generale, ma staccato di oltre mezz’ora.

Bottu e le storie tese

Come endurista non ha di che lamentarsi. Fino al 1998 giocava a rugby nel Rovato, in A2 e la sua carriera lo stava portando in A1. Ma faceva già gare di enduro e, dopo la vittoria all’Italiano Junior con una KTM 300 2T, ha capito che non poteva più tenere i piedi in due scarpe.

Ha deciso di diventare un endurista a tempo pieno e ha vinto un fracasso di titoli italiani.

Il suo miglior risultato è stato il terzo posto nel Mondiale Enduro classe 450, la più prestigiosa. Ha corso anche gare di estremo: Erzberg, Hell’s Gate, Lumezzane Extreme. La sua carriera ha subito una flessione quando è entrato nelle file del team Aprilia, perché la RXV450 bicilindrica era molto diversa da tutte le altre moto e andava interpretata. Merriman ci riuscì, ma fu l’unico.
Alessandro è poi passato al Motorally, ottenendo ottimi risultati, uno dei più importanti dei quali è stato la vittoria del Sardegna Rally Race nel 2014. Aveva già avuto modo di sviluppare la KTM 950 LC8 Adventure con Fabrizio Meoni, che gli aveva detto “Hai grande doti, prova a fare un rally”.
Ha esordito alla Dakar 2012 con il famigerato team Bordone-Ferrari, concludendo ottavo assoluto. Nel 2013, con la Husqvarna-Speedbrain, a poche tappe dalla fine era nel gruppetto di piloti che si stava giocando la vittoria quando ha rotto il motore due volte, uscendo di scena. Le Dakar successive, con Speedbrain e Yamaha, sono state un calvario, tra infortuni e guasti. Passato all’Africa Eco Race, l’ha vinta nel 2019 e 2020. Ma un anno fa l’ha persa, quando ormai aveva la vittoria in tasca, perché è finito su una rete a pochi km dall’arrivo.

La cosa incredibile è che lui è sempre di buon umore, nonostante le tante delusioni agonistiche inflittegli dal destino.

Quindi la sviolinata a Botturi ci sta, perché se la merita ma adesso va dato il giusto peso al fatto che Jacopo Cerutti, il bi-campione in carica, oggi ha vinto la tappa ed è primo in classifica. E con l’italianissima Aprilia bicilindrica (foto Flore Layole, Rally Cool).

Italiani a due velocità

Dopo Cerutti, abbiamo altri cinque italiani che sono riusciti a entrare nella top 25. Marco Menichini è arrivato sesto, Andrea Vignone 17°, Stefano Dogliotti 21°, SuperFabio Lottero 22° e l’impennatore Sebastiano Antonello 24°.

Menichini è ottavo nella generale (foto Alexis Blondel).

Riguardo ad Andrea Vignone, dobbiamo chiedere scusa a Massimo Di Trapani, accusato ingiustamente di toppare la posa UomoMezzo. Quello che vedete accosciato in foto non è lui. Come vedremo più sotto, lui la sa fare.

Poi ci sono quelli che sono andati male. Non Massimo Ferrari, che è arrivato 50° ed è il classico privato che punta ad arrivare. Ma il 33° di Botturi, per i motivi che sappiamo, è un pessimo colpo per lui e non se lo meritava.

Così come il 57° di Matteo Bottino (foto di Matteo Longobardi, Rally Cool).

I Padre-Figlio, ovvero Mirco e Tommaso Bettini, stanno viaggiando insieme e questo li porta a raddoppiare i ritardi, perché condividono i problemi. Si sono piazzati al 66° e 67° posto.

Hanno pubblicato un reel dove spiegano la filosofia della loro Beta 480RR (foto Massimo Di Trapani, Rally Cool).

È un’idea anni ’80: non usare una moto nata per i rally, ma prendere una enduro e dotarla del minimo indispensabile per arrivare a Dakar.
Vantaggi: la moto è più leggera, facile nel brutto, economica da realizzare.
Svantaggi: le moto create da un foglio bianco per fare i rally sono più stabili e sicure nei tratti veloci e sono più affidabili, perché serbatoi e torretta fanno parte di un progetto unitario e non sono accrocchi aggiunti dopo.
Non nascondiamo la nostra simpatia per le moto accrocchiate.
Il livello base è aumentare l’autonomia e montare le dotazioni obbligatorie per navigare e per la sicurezza. Abbiamo quindi un serbatoio anteriore in plastica da 20 litri, che arriva dagli USA e non dovrebbe essere però della IMS (che è la prima marca che viene in mente se si pensa agli USA). Posteriormente ci sono due serbatoi GPMucci in alluminio, da 12 litri totali. A questo punto non ci stava lo scarico, così XRacing ne ha costruito uno basso e GPMucci ha realizzato il paramotore che lo ripara. Poi c’è la torretta Prototype. Sospensioni irrobustite e cerchi Bartubeless più larghi (dietro da 2,5″ al posto di 2,15″) e che prevedono la soluzione tubeless + mousse + aria da mettere e togliere a seconda dei terreni.

Montanari e Pozzo

Non hanno finito la tappa e non sappiamo se domani partiranno, ma sono stati classificati con il tempo di 12 ore che si dà a chi salta pezzi ma non viene estromesso dalla classifica.

Quello che è successo a Montanari è un timore che abbiamo un po’ tutti quando percorriamo single-track strettissimi nel boco: nel fare un dritto si è infilato in un cespuglio così bene che i rami hanno tranciato cavi elettrici vari, rendendo la moto inservibile.

Anche quest’anno, Cecco deve dire addio a un risultato di prestigio. Che peccato. Intanto Lolo Cochet prosegue la sua avventura con la T7 Turbo ed è 87° in classifica generale.

Da segnalare anche la presenza del francese Bruno Da Costa, che ha corso 7 Dakar ed è qui con una Honda Transalp 750 (foto Alexis Blondel).

In gara ci sono anche tre moto elettriche. Ogni 100 km c’è il punto di cambio batterie. Questo è l’olandese Maarten Buitenhuis, su Velimotor (foto Alessio Corradini, Rally Cool).

Marc Joineau, beccato!

Nel frattempo, il nostro Max Di Trapani ha beccato Marc Joineau, di cui parlavamo sconsolati ieri per non essere riusciti a fargli l’UomoMezzo.

Ma siamo così contenti che sia successo e ha così tante cose da dire, che gli dedichiamo un articolo apposta.

Adesso i piloti stanno andando fino a Dakhla, quasi 800 km, metà dei quali di speciale. Domani giorno di riposo.

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